Inserito da: lary1984 | Novembre 12, 2009

Anche io sono entrata nel meraviglioso mondo di Gmail

Ho aspettato qualche giorno per il “rodaggio”, ma ora lo posso finalmente dire: sono entrata anche io nel “meraviglioso” mondo di Gmail. Ero stanca della pesantissima mail di Hotmail (che comunque tengo per le notifiche di Facebook, le “catene” e per tutti gli utenti che non entrano nella ristretta cerchia di amici fidati e persone collegate a me per lavoro), troppe pubblicità, troppo tempo per caricare i messaggi, allegati scomodi da consultare.

Era già un po’ di tempo che volevo “passare” a Gmail, più che altro per provare questo servizio di cui tutti parlano straordinariamente bene e per avere finalmente una mail seria e ufficiale, soprattutto di lavoro. Poi mi sono decisa.

Cosa mi ha colpito subito di Gmail?

1) La connessione fra le discussioni. Le risposte a una stessa mail di “origine” vengono mostrate tutte vicine, sia le mail inviate che ricevute, e vengono eliminate tutte insieme quando la discussione finisce.

2) Poca pubblicità. Diversamente da Hotmail, non ci sono quei banner pesanti e fastidiosi, solo qualche frase pubblicitaria che non appesantisce la Ram e la vista.

3) Chat veloce e funzionale. Per ora l’ho provata poco, ma quando qualcuno mi cerca almeno non mi blocca tutto il pc come accade invece con quella di Facebook.

4) Visione veloce degli allegati. E’ possibile consultare immagini e file velocemente dentro la mail, oppure aprirli in html, senza dover avviare per forza programmi del pc.

5) Enorme velocità di invio e ricezione, oltre che di refresh della pagina. Un indicatore numerico ti dice anche se hai nuove mail direttamente nell’etichetta del browser.

Se dimentico qualcosa che ancora non ho avuto la possibilità di “testare”, ditemelo voi.

Inserito da: lary1984 | Novembre 10, 2009

Reggio24Ore ha un nuovo canale: Tempo Libero

Reggio24Ore, il giornale online presso cui lavoro, si arricchisce di un nuovo canale, Tempo Libero.

Tempo Libero - Reggio24Ore

Nuovo canale Tempo Libero su Reggio24Ore

In questa sezione verranno inserite le feste di paese, le sagre, le fiere, i convegni, gli incontri e le presentazioni di libri che prima avevano poca visibilità nei canali Città, Provincia e Spettacoli.

In attesa quindi di un sito secondario dedicato appositamente agli appuntamenti di spettacolo, intrattenimento e hobbies, questo canale sarà un punto di lancio per coloro che “non sanno cosa fare” nel weekend o nelle serate durante la settimana.

Inserito da: lary1984 | Novembre 4, 2009

Il crocifisso a scuola: esplode l’orgoglio laico

Crocifisso a scuolaProprio quando sembrava che ormai la politica si fosse spostata irrimediabilmente verso il centrismo e il conservatorismo, dalla Corte Europea arriva un segnale forte di laicità: il crocifisso nelle scuole deve essere tolto perchè non rispetta le altre religioni e il sentire di ogni singolo individuo.

Parlandone su Facebook, qualcuno mi ha detto che si tratta di un argomento assolutamente secondario se paragonato ai grandi problemi economici dell’Italia. Lo so. Credo, infatti, che sia anche un modo per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su temi più frivoli. Però ritengo questo fatto importante per introdurre un altro argomento: la rappresentanza dei cittadini in Parlamento.

A seguito di questa sentenza europea, il Governo italiano ha subito replicato sostenendo che avrebbe fatto ricorso. Così anche il Vaticano si è opposto, naturalmente, alla decisione della Corte. Pure Bersani del Pd, che in questo momento dovrebbe rappresentare l’opposizione più forte alla maggioranza, dice che il crocifisso va lasciato. Ora, per tutti coloro, come me, che pensano invece che questa sentenza sia giusta non c’è nessuno nel Parlamento italiano che li rappresenti e che sostenga questa opinione, pur sempre legittima.

Mentre l’Europa dà un segnale di grande laicità al mondo intero, in Italia si continua a spingere verso il conservatorismo e il centrismo (grazie anche alla presenza del Vaticano, fulcro dell’anomala politica italiana). Una tendenza a cui tutti noi italiani dobbiamo fare riferimento, volenti o nolenti.

Io comunque voglio fare sentire la mia voce, visto che ai “piani alti” del Parlamento nessuno si fa carico del mio pensiero. Sono d’accordo su questo editoriale di Nicola Fangareggi, direttore di Reggio24Ore, in particolare questo estratto credo sintetizzi pienamente il discorso: “La croce esibita nelle scuole appartiene a un retaggio storico del passato in cui l’universo psicologico dei fanciulli non era investito dal bombardamento di immagini e di simboli prodotti dalla società mediatica contemporanea. Per questa ragione quella battaglia va considerata perduta da tempo immemore“. In secondo luogo, ritengo che non sia giusto inserire in un luogo pubblico simboli di una religione definita, soprattutto in un contesto multiculturale e multirazziale come quello che si sta formando anche in Italia. Attendo di conoscere anche il parere dei miei lettori.

Sono nei talk show, sono nei reality, se ne parla ai telegiornali e sulle principali testate giornalistiche cartacee. Vengono dipinti come personaggi curiosi, di cui parlare, su cui riflettere, a volte di cui avere timore o su cui soffermare la propria curiosità, ma nessuno li vede come dovrebbero essere visti, come “persone”.

Sto parlando dei transessuali, i quali sono diventati il “fenomeno del momento”, ospiti nei programmi raccontano storie di vita vera con personaggi più o meno noti del panorama politico e dello spettacolo. La loro esperienza dà sempre l’idea di qualcosa di “sporco”, da tenere segreto, nascosto, come se fossero “reietti” nel mondo.

Bene, io la penso diversamente. Credo che i transessuali siano persone che hanno deciso di intraprendere un difficile percorso privato dovuto al fatto che non si sentivano se stessi nei panni che la natura ha dato loro. Non sentirsi a proprio agio in quanto donna o in quanto uomo porta a una scelta estremamente complessa: o restare in quei panni e diventare omosessuali; o cercare una nuova vita creando una nuova persona. Questa seconda scelta richiede grande coraggio, spesa e intraprendenza. Rispetto chi ha la forza di compiere tale scelta, così come rispetto chi ama persone dello stesso sesso.

Credo che ci sia anche una certa smania di provare esperienze al limite, di mettersi in mostra, di andare oltre nell’avere un rapporto con un transessuale. Non entro nel merito, ritengo siano fatti personali. Quello che non mi piace è che queste esperienze vengano messe in “piazza” come “fenomeni da baraccone”.

Bisogna rispettare chi ha fatto una certa scelta di vita e ha dovuto compiere un percorso in gran parte in salita. Quando poi si comincia a parlare di rapporti a pagamento allora si entra in un altro tema, quello della prostituzione, che nulla ha a che vedere con la scelta sessuale di queste persone, perchè non tutti i trans si prostituiscono.

Inserito da: lary1984 | Ottobre 28, 2009

Pd: ha vinto Bersani, come volevasi dimostrare

Pierluigi BersaniArrivo un po’ tardi con il commento sulle primarie del Pd, lo so, sinceramente ero indecisa se scrivere qualcosa o meno, primo perchè era troppo scontato il risultato e secondo perchè non ho votato (il motivo al punto 1) e quindi mi sentivo poco coinvolta (vedi questo mio vecchio post).  Stamattina però ho letto questo articolo di Giovanna Cosenza e non posso fare a meno di pensare che in questo post ci stia tutto il mio pensiero, pari pari.

Bersani non è il nuovo. E’ un volto visto e stravisto, rappresenta una vecchia concezione di politica, una vecchia “ala” di partito. Non metto in dubbio la sua competenza di amministratore, ma nel suo percorso politico durante le primarie non hai mai detto nulla di veramente nuovo e innovativo.

Bersani ha sbagliato da subito la comunicazione. Prendo spunto qui proprio dall’articolo della Cosenza. Il primo atto del Pd di Bersani è stato parlare di lavoro, ottimo argomento, peccato che sia stato ampiamente anticipato dal Pdl. Nessuno crede veramente al “valore del posto fisso” nel centrodestra, eppure è bastato dirlo per eclissare qualsiasi tentativo di alzare la voce da parte del centrosinistra. Primo round già perso in partenza per il neo-Pd. Bersani sarà in grado di farsi sentire, di far sentire la voce di milioni di elettori che non si ritrovano nella politica di Berlusconi? Non solo ora che è stato appena eletto e non solo quando sarà a rischio la poltrona (come d’altronde ha fatto Franceschini, “vivo” solo alla fine), ma sempre, per tutta la durata della sua segreteria… mah!

Bersani lavora ancora sulle grandi intese più che sulla distinzione. Il neo-segretario è pronto ad allearsi con i cattolici dell’Udc e con chiunque sia “contro” Berlusconi. Certo per vincere conta far numero, eppure credo che il Pd abbia bisogno prima di tutto di “distinguersi”, di mostrare quelle che sono le sue peculiarità e i suoi valori, prima di doverli limitare per andare d’accordo con altri. Bersani finora, mi sembra, ha pensato più alle coalizioni che a aumentare il profilo del suo partito. Insomma prima vincere e poi acquisire personalità, uhm non sono d’accordo.

Mi fermo qui, vorrei sentire anche il parere dei lettori e non voglio “segare le gambe” prima del tempo al neo-segretario che in fondo deve ancora farsi conoscere per bene. Stiamo a vedere dunque.

Inserito da: lary1984 | Ottobre 25, 2009

Un film sobrio ma toccante sulla tragedia dell’Olocausto

Ieri sera ho visto in dvd “Il bambino con il pigiama a righe”. Basta guardare lo stile delle immagini e della storia per capire i legami di questo prodotto cinematografico con, da un lato, le vicende de “La vita è bella”, il famosissimo capolavoro di Roberto Benigni, e, dall’altro lato, il punto di vista del bambino protagonista come accade in “Io non ho paura”, film intenso di Gabriele Salvatores tratto dal libro omonimo di Niccolò Ammaniti.

Ne “Il bambino con il pigiama a righe” si racconta di una famiglia tipicamente tedesca, in cui il padre è un alto ufficiale delle SS; la madre una donna innamorata del marito che ingenuamente non conosce, o fa finta di non conoscere, la situazione ebrea e il lavoro reale del capofamiglia; la sorella è una giovane filo-nazista e il fratellino di 8 anni comincia a muovere i primi consapevoli passi nel mondo reale fino a toccare con mano le tristi vicende della Soluzione Finale.

E’ un film molto sobrio, senza particolari effetti speciali, atmosfere ricreate ad arte o dialoghi di particolare effetto, eppure, nella sua semplicità e sinteticità, riesce a colpire nel segno e a spiegare in un modo semplice ma efficace la tragedia storica e quella familiare. Il dramma dell’Olocausto, infatti, va a convergere con le difficoltà familiari: la madre che prende coscienza del vero lavoro del marito, la sorella che insegue gli ideali nazisti dell’educatore e il fratellino che stringe amicizia con un coetaneo ebreo rinchiuso in un campo di “lavoro”. Tutta la vicenda è raccontata con gli occhi di un bambino di 8 anni che vede e capisce parzialmente quello che accade intorno a lui ma che dimostra, nel suo piccolo, di avere profondi ideali di amicizia e solidarietà.

Inserito da: lary1984 | Ottobre 21, 2009

Flessibilità e posto fisso, si scatena il dibattito

Sto seguendo in questi giorni le diverse posizioni manifestate dal ministro Tremonti, dal presidente del Consiglio Berlusconi, da Confindustria e da altri esponenti di spicco del mondo economico-politico, sul ruolo del “posto fisso” nel progetto di vita di ognuno di noi e sull’importanza della flessibilità nella società attuale.

E’ innegabile che nel mondo globalizzato, tecnologico, “internetizzato” in cui siamo letteralmente immersi la flessibilità diventa una questione di vita. “Essere flessibili” significa essere in grado di spostarsi facilmente da un lavoro all’altro, di svolgere diverse mansioni, di “connettere” velocemente il cervello da un’attività ad un’altra e di saper gestire senza troppi problemi ritmi frenetici, in cui lavoro e vita privata perdono i loro confini.

Ritengo quindi che il concetto di flessibilità non possa più essere cancellato dal mondo del lavoro, quello che però andrebbe regolato è il meccanismo dei contratti flessibili. Abbiamo adottato un “sistema flessibile” senza pensare alle conseguenze economiche, previdenziali e oggettive (nella vita delle persone) che questo poteva avere. Per questo, nello stato attuale delle cose, i precari non sono in grado di pensare al futuro, di costruirsi una famiglia, di essere realmente indipendenti.

Io credo che debbano essere ripensati i contratti flessibili, dal punto di vista degli stipendi, della maturazione della pensione, delle prospettive di carriera anche in base al merito. Insomma, ok la flessibilità ma consapevole per fare in modo che, da un lato, chi ha il posto fisso “non si sieda sugli allori” e, dall’altro lato, chi è precario posso comunque guardare al futuro con serenità.

Inserito da: lary1984 | Ottobre 17, 2009

Il significato della vecchiaia nella storia di Benjamin Button

Ieri sera ho visto in dvd il film “Il curioso caso di Benjamin Button“. Arrivo in ritardo, lo so, è un po’ che il film è in circolazione, ma voglio esprimere (anche se è impossibile essere esaurienti a parole) tutte le emozioni che questo lungometraggio mi ha permesso di provare.

Prima di tutto, il significato e l’esperienza della vecchiaia. Per noi ventenni la vecchiaia è ancora un argomento lontano e difficile da affrontare, probabilmente perchè ne abbiamo paura. Anche se cominciamo a capire che gli anni passano veloci pure per noi giovani, riteniamo questa fase della vita (o meglio di fine vita) ancora ben lungi dai nostri pensieri. Eppure questo film ci spiega che la vecchiaia può essere un momento fondamentale di ricordo e riflessione e che, se non potesse essere vissuta così com’è, si verrebbe privati della propria storia di vita. Il fatto che l’esistenza di Benjamin vada al contrario gli impedisce “da vecchio bambino” di avere ricordi e, perchè no, rimpianti.

L’importanza del caso e delle coincidenze nella vita è un altro tema chiave. Come la storia di Daisy e della sua gamba spezzata per un insieme di sfortunate traiettore del caso. Ogni cosa che facciamo noi e che fanno gli altri che ci circondano può cambiare il corso della nostra vita in senso positivo o negativo. Ogni momento può decidere il futuro.

L’esperienza degli affetti e il percorso di vicinanza/distanza: la storia di Benjamin ci mostra il reale significato che può assumere ogni persona che ci sta vicino. La figura del padre naturale, affetto riscoperto solo dopo anni, viene, nei diversi momenti della vita, rimpiazzata da svariate persone: prima dai proprietari dell’ospizio, poi dall’amico e datore di lavoro, insomma alla persona non corrisponde sempre un ruolo fisso nel tempo. Gli affetti si avvicinano e si allontanano ma c’è sempre un legame che permette di ritrovarli, come accade con Daisy.

Il tempo è un vero e proprio personaggio nel film. Per Benjamin diventa addirittura un antagonista, la molla che modifica la sua vita fino a farla diventare straordinaria. I due protagonisti vivono intensamente il loro amore solo quando si trovano a metà dei loro percorsi di vita, poi ognuno deve seguire la sua direzione e, se prima era Benjamin il “custode” della piccola Daisy, dopo è la vecchia Daisy ad accudire il bambino Benjamin. I ruolo si scambiano, si invertono e questo ci mostra che in fondo la vecchiaia è come una nuova infanzia, ma, nella realtà, consapevole e ricca di ricordi ed esperienze che la trasformano in una esaltante fine del percorso dell’esistenza.

Inserito da: lary1984 | Ottobre 15, 2009

Pubblicità televisiva e simboli istituzionali

Prendo spunto da una discussione che si è scatenata ieri su Facebook tra me e alcune amiche.

Da qualche giorno è possibile vedere in tv un nuovo spot di Calzedonia, ormai famosa per un certo stile pubblicitario che mira a colpire nel profondo i telespettatori e a trasmettere valori, in cui viene utilizzato come jingle l’Inno di Mameli in versione modificata. In pratica, è cantato da una voce di donna, con un ritmo lento e delicato, accompagnato da immagini di vita quotidiana che ripercorrono il testo (s’è desta/s’è svegliata; elmo/casco; chioma/capelli; Iddio la creò/bambina). Un insieme di collegamenti metaforici dunque che avvicinano il testo dell’Inno alla vita di ognuno di noi e, in particolare, delle donne.

Allo stesso tempo, si ripercorrono nello spot anche i significati della vecchia pubblicità, cioè il percorso dell’esistenza dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta, sempre “in compagnia” delle calze Calzedonia. Uno spot che aveva veramente colpito nel profondo i telespettatori, compresa me.

Ora però mi trovo in totale disaccordo con la strategia del nuovo spot. Credo, infatti, che utilizzare simboli istituzionali come l’Inno di Mameli, piuttosto della Costituzione per fare un esempio, per fini puramente commerciali sia di cattivo gusto, ancora di più se storpiati ad arte per arrivare ad ottenere un risultato emotivo.

Credo che su certi simboli non si possa, per così dire, “scherzare”. Dietro a un inno c’è qualcosa di più di una semplice “canzone”, c’è una marea di significati storici, politici e culturali. E anche se qualcuno pensa che l’Inno di Mameli sia solo un inno adottato provvisoriamente (quindi, in teoria, non ufficiale), resta il fatto che è diventato a tutti gli effetti l’inno degli italiani e non può essere ridotto a un banale jingle pubblicitario. Ditemi la vostra.

Bastardi senza gloriaCredo che non basterebbe un libro di semiotica per spiegare la complessità dell’ultimo film del Maestro del cinema Quentin Tarantino. Io ho provato, appena dopo la visione, a fare il punto di quello che ho visto e percepito, si tratta di interpretazioni puramente personali, e forse devianti, ma mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni e le vostre prospettive sul lungometraggio “Bastardi senza gloria“.

Dal punto di vista generale, mi pare che il film si costruisca su due linee parallele di lettura. Da un lato, una lettura semplice per uno spettatore “ingenuo”: c’è una storia che fila perfettamente, con un inizio-uno svolgimento-una fine, una serie di personaggi e ruoli e tutti i vari passaggi dei racconti tradizionali. Da questo punto di vista è un film facile da gustare e capire. Dall’altro lato, per uno spettatore più “colto”, c’è una linea di lettura più semiotica, basata su significati paralleli, metacinema e le tipiche citazioni che il caro Tarantino ama inserire nei suoi prodotti cinematografici.

Mi interessa dare un’occhiata soprattutto a questa seconda linea di lettura, più complessa, più difficile da districare, che rende ancora più interessante un film già capolavoro nella prima linea di lettura “ingenua”. Ecco i punti salienti che ho percepito, oltre naturalmente al grande tema della vendetta, un must di Tarantino:

- Metacinema, il cinema parla di se stesso. Tramite la figura dell’esperto e critico cinematografico, l’ambientazione nel cinema francese, i rinvii ad alcuni registi famosi del passato e le immagini inerenti il processo di ripresa e produzione delle pellicole è possibile ricevere un’infarinatura su teorie e tecniche cinematografiche;

- La fiaba e il fumetto entrano nel film. Alcuni meccanismi chiave dei fumetti, come i callout, le scritte, le espressioni dei personaggi vengono riprese nel film; nello stesso modo viene ripresa la suddivisione in capitoli e c’è anche un cenno alla favola di Cenerentola (la scarpetta);

- Una miscela di lingue e generi cinematografici. E’ facile notare il richiamo al genere western (mexican standoff in birreria), al genere sentimentale (la “casa nella prateria” a inizio film), al genere storico (Hitler sullo stile del film “La caduta” e le immagini dei film del Terzo Reich), al genere gangster (gli attori siciliani alla première), con un po’ di splatter-horror tanto amato da Tarantino. Il film è anche una miscela di lingue diverse, nella versione originale ci sarebbero l’inglese, l’italiano, il tedesco e il francese.

- Forte simbolismo. Questo punto potrebbe estendersi per un libro intero, espandersi su interpretazioni più o meno corrette. Io ho visto diversi significati all’interno del film che probabilmente per gran parte ho già dimenticato, ma proviamo a fare un breve elenco (verrà aggiornato mano a mano che mi viene in mente, aiutatemi voi).

> Ruolo del “nero”, l’unico che alla fine ottiene la “gloria” = una specie di Obama che porta al lieto fine
> Diplomazia vs. Azione = nelle scene finali quelli che discutono non hanno la “gloria”, chi agisce sì
> Gioco delle carte e dei personaggi = l’incapacità di essere se stessi, gli ufficiali interpretano “un ruolo”
> La vendetta consumata lentamente dell’ebrea (successo) vs. la vendetta feroce dei Bastardi (insuccesso)
> La svastica marchiata in fronte = il nazismo come segno indelebile

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