Inserito da: lary1984 | Febbraio 27, 2008

Il Canone Rai vive ancora grazie al Regio Decreto del 1938

Secondo il Regio Decreto del 1938, il canone Rai dovrebbe essere pagato da “chiunque detenga un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni”, quindi per estensione ai nostri tempi, anche videofonini e personal computer con scheda video.
Questo adattamento chiaramente anacronistico genera chiaramente obiezioni perchè, da un lato, è ormai caduta in disuso la parola “radioaudizioni” e, in secondo luogo, perchè la funzione principale di telefonini e pc non è certo quella di ricevere i programmi televisivi, bensì comunicazioni telematiche e telefoniche. Semmai lo Stato dovrebbe chiedere il relativo pagamento ai provider di servizi internet e non ai clienti che già pagano direttamente ai provider i servizi ricevuti.

Tante sono ancora le norme ormai invecchiate e ingiallite dal tempo che mal si adattano alla situazione moderna, ad esempio, sempre parlando di televisione e Rai, la tassa sull’acquisto del singolo televisore in cambio dell’abolizione del canone (un’unica persona dovrebbe pagare per una pluralità di utenti e anche più volte in quanto spesso gli apparecchi televisivi sono più di uno in famiglia).

Occorrerebbe dunque ridefinire, da un lato, la questione tecnologica dando precise spiegazioni dei campi di applicazione della legge e, dall’altro lato, ridefinire l’identità stessa del servizio pubblico televisivo, il suo ruolo e funzione istituzionale, liberandolo dalla schiavitù di politica e pubblicità, assicurandone la credibilità ed evitare la standardizzazione dei programmi sulla falsa riga della tv commerciale.


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