Pubblicato da: lary1984 | novembre 23, 2007

Class Action made in Italy

La class action è un’azione legale di gruppo, condotta da una classe di persone danneggiata da una causa comune (provocata da aziende o istituzioni) e che mira alla risoluzione della controversia che abbia effetti anche verso terzi che non abbiano partecipato al processo ma si trovino in una situazione simile.
Si tratta di uno strumento tipico statunitense, basti pensare alle condanne contro le multinazionali del tabacco e al film di Erin Brockovich interpretato da Julia Roberts.

Al Senato italiano la proposta è passata grazie a un errore di un senatore dell’opposizione; il Ministro della Giustizia Mastella (e non avrei mai dubitato) ha proposto di modificare il testo per evitare la fuga di investimenti dall’Italia e da ConfIndustria chiaramente si è levato un coro di critiche “le imprese dovranno subire ogni genere di ricatto con vantaggi risibili per i cittadini…”.

Il testo della proposta prevede che le azioni possano essere messe in atto da soggetti portatori di interessi collettivi quindi dalle associazioni di consumatori riconosciute e che in futuro verranno affiancate da nuove altre. Le cause potranno riguardare comportamenti lesivi della concorrenza (i famosi cartelli…vedi Palladium della Microsoft), illeciti (vedi i programmi spyware infilati nei pc degli utenti per conoscerne le abitudini o i sistemi anticopia della Sony BMG) e le emissioni e i prodotti inquinanti per la salute.

Particolari norme anche per i contratti stipulati per via telefonica o online.
Lo scopo è quello di colpire le aziende che si arricchiscono tramite inganni e omissioni (pubblicità ingannevole), salvaguardando le imprese che operano correttamente sul mercato a beneficio dei consumatori.

Trovo questa proposta eccezionalmente moderna per un paese giuridicamente restio ai cambiamenti come l’Italia, l’unico problema, come si diceva oggi sul programma di Rai Tre “Cifre in Chiaro”, saranno i tempi lunghissimi dei processi….come già è abitudine della magistratura italiana……

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Responses

  1. […] di utenti per un totale di 20 milioni di Euro. Per questo si pensa che verrà portata avanti una class action, in quanto si tratta di una truffa di massa e quale migliore occasione quindi per provare questo […]

  2. Altroconsumo ha lanciato in questi ultimi giorni un appello a tutti gli utenti Telecom vittime di truffe, quali bollette gonfiate a causa delle presunte chiamate a numeri a sovrapprezzo (199, 899 e satellitari ad esempio) dovute a inganni, servizi ed sms truffaldini.
    Molti utenti colpiti non si accorgono della cosa e non denunciano alle Autorità quello che accade.
    Altroconsumo crede sia adeguata una azione collettiva verso Telecom per difendere gli utenti consapevoli della truffa e anche chi ne è stato vittima senza accorgersene.
    Finora gli utenti che attivano una nuova linea telefonica, fissa o mobile, hanno abilitati dal proprio operatore, in automatico e senza averli richiesti, tutti i servizi relativi a numeri a valore aggiunto. Dal 30 giugno, sarà il contrario: questi numeri saranno bloccati in automatico, salva espressa richiesta dell’utente (regola del silenzio – assenso).
    Agcom è intervenuta con durezza, contro questo fenomeno, ma resta il problema del pregresso, per tutti quegli utenti che già hanno ricevuto bollette gonfiate a causa di queste truffe. E le Autorità non riescono a imporre agli operatori i risarcimenti degli addebiti contestati. Per questo motivo, per rendere giustizia a questi utenti, serve la class action.

  3. Studiando per l’esame di Diritto dell’Economia, mi sono chiarita alcune questioni riguardo l’istituto giuridico della Class Action.
    L’Italia sta cercando di copiare il modello americano e ha effettivamente nascosto la procedura della Class Action negli interstizi della Finanziaria 2007.
    Nonostante i palesi vantaggi dell’azione collettiva nella difesa dei diritti del consumatore, non è tutto oro quello che luccica. Spesso questo istituto giuridico viene utilizzato, in USA, per scopi puramente lucrativi da parte di avidi avvocati e per obbligare a transazioni monetarie le società passibili di condanna, le quali sono disposte a pagare una cifra a forfait per evitare lungaggini giudiziarie. Gran parte delle cifre erogate vengono usate per pagare le commissioni e le parcelle degli avvocati.
    In USA, inoltre, la class action mette in gioco alcune problematiche su cui è necessario riflettere. Rimando dunque alla lettura del post datato 26/04/2008.


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