Pubblicato da: lary1984 | novembre 25, 2007

Italia laboratorio del populismo mediatico

Prendiamo spunto da un’intervista rilasciata da Umberto Eco (ieri ospite del Congresso dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici a Reggio Emilia), per parlare del concetto di “Populismo Mediatico”.

La parola populismo, usata soprattutto in ambito politico, riguarda la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi, un’esaltazione del popolo simile alla demagogia (comportamento incline ad assecondare le aspettative della gente, attraverso figure retoriche e promesse utili solo ad accaparrarsi il favore dell’elettorato, alimentando l’odio verso gli avversari politici).
I regimi dittatoriali sono stati per lo più caratterizzati da un fort legame tra masse e leader, classificabile proprio come populismo. Elementi base del discorso di tipo populista sono il nazionalismo, l’appello costante alle masse e il carisma del leader caratterizzato da un enorme potere personale. Il populismo serve a guadagnare consensi in momenti di crisi della classe politica.

Nella politica italiana, l’esempio più calzante di populismo è quello messo in atto da Forza Italia. L’identità politica di questo partito è esattamente sovrapponibile a quella del suo leader, Silvio Berlusconi: attraverso la sua personalità e l’uso di slogan semi-pubblicitari attira su di sé l’attenzione costante delle masse.

Quando il leader ha in mano i media (basti pensare allo scandalo Media-Rai), può orientare il discorso politico fuori dal Parlamento, eliminando la mediazione parlamentare. E’ quello che è successo in Italia e che, sulla base della nostra esperienza, potrà accadere anche in altri Paesi (così pensa Eco, che ritiene il nazismo ad es. un derivato dell’ideologia fascista italiana e non viceversa – cfr. www.repubblica.it > politica > 25/11/2007).

Ritengo importante in un esponente politico il carattere e il carisma del leader (infatti la mancanza di carisma è una grande debolezza del nostro attuale presidente del consiglio Romano Prodi), ma allo stesso tempo una strategia politica tutta rivolta allo sfruttamento dei mass media e dei new media, con l’intento di manipolare in modo aggressivo e ingannevole il popolo, è una forma perversa che mette in pericolo le istituzioni e il vivere democratico.

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