Pubblicato da: lary1984 | dicembre 10, 2007

Città universitarie: consumismo, libertà ed “esperienze di passaggio”

L’esperienza universitaria è per i giovani una tappa fondamentale per il passaggio all’età adulta. Questo passaggio è spesso segnato dal momento di allontanamento dalla famiglia e dal Paese di origine tramite periodi di soggiorno all’estero (programma Erasmus) o in un’altra città.

Le città universitarie in particolare aumentano sempre di più in Italia, soprattutto al Centro (Urbino, Perugia, Macerata, Camerino…). Lo spostamento fuori dai propri confini di nascita è come un rito volto alla conquista della tanto agognata autonomia. Sono nate vere e proprie zone per studenti e di conseguenza le cittadine si sono spaesate, i residenti si sono spostati in periferia lasciando spazio agli studenti nel centro storico.

La nuova popolazione delle città universitarie è una popolazione di passaggio, senza radici locali, senza prospettive di futuro in quel luogo e accade che la vita diventa un divertimento senza responsabilità e quindi diminuisce la sicurezza.
A differenza degli USA non è possibile creare campus universitari, perchè in America essi sono gestiti dall’Ateneo – un vero e proprio spazio studentesco -, mentre in Italia è il consumo e il mercato a governare, le relazioni che si creano sono temporanee e superficiali. Aumentano le occasioni di evasione e diminuiscono i limiti, i ragazzi diventano vulnerabili. Sono non-cittadini in luoghi di passaggio.

L’esperienza fuori di casa è l’unico modo rimasto per tagliare un po’ quei forti legami che rendono i giovani d’oggi così fortemente legati alla famiglia, per sperimentare l’autonomia, per impadronirsi di una lingua straniera se all’estero, per ricavare quell’importante esperienza e conoscenza di culture diverse fondamentale per il futuro.
La cosa importante è però prestare attenzione al fenomeno della trasformazione degli studenti nelle città universitarie in “consumo”, senza regole, senza autorità, senza diritti e doveri. E, a scapito della funzione principale di queste esperienze “fuori casa”, i giovani studenti continuano ad essere considerati “minoranza da tutelare”, dipendente dal sostegno a distanza dei genitori. Un paradosso.
Senza un minimo di autorità non è possibile conoscere e apprezzare la libertà.

Tratto da LE BUSSOLE di Ilvo Diamanti (elaborazione mia) www.repubblica.it

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