Pubblicato da: lary1984 | dicembre 22, 2007

Il confine della libertà di espressione nella stampa: un esempio di attualità

Il T Magazine è un supplemento domenicale del New York Times dedicato alla moda, con articoli, recensioni, tanta pubblicità e scatti di grandi fotografi fashion. Il 2 Dicembre scorso, a casa degli abbonati, è arrivato l’inserto e al suo interno oltre un milione di persone si sono trovate davanti la foto scandalosa di una modella 17enne, a seno scoperto e posa poco ortodossa.

Il “Garante dei Lettori” (il cosiddetto public editor) ha ricevuto numerose lettere di protesta e ha dichiarato, di conseguenza, aperta condanna al servizio fotografico firmato da Paolo Roversi.

Dal 2003, nella redazione del New York Times, è presente un public editor cioè una figura di controllo sugli articoli e sui servizi proposti dal giornale per evitare scandali e problemi all’immagine della testata. Attualmente il public editor in carica è un premio Pulitzer apprezzato per la sua onestà e chiarezza, Clark Hoyt. Il 16 Dicembre scorso, Hoyt ha affrontato lo scandalo “T”, dichiarando, prima di tutto, che la modella assume una connotazione di “lolita” nella foto, il servizio appare di dubbia moralità e gusto anche dal punto di vista commerciale, visto che il cappotto pubblicizzato non è indossato nel vero senso della parola e non si capisce qual è  la sua funzione (è arrotolato intorno alla vita della ragazza); secondo, che il supplemento tende spesso a confondere pubblicità e parte redazionale, disorientando i lettori e portando un danno di reputazione all’alta informazione del New York Times.

A questo punto ci si chiede dove sia finito il comune senso del pudore, va beh quello è stato perso tanto tempo fa, ma mi riferisco a quello per i minori, per la loro tutela….Può essere definita questa pornografia minorile? Forse il termine è esagerato ma credo non si possa tralasciare che la strada seguita è la stessa che conduce alla pornografia. Occorrerebbe regolamentare con maggiori limiti questo genere di comunicazioni, tanto più che si tratta di comunicazioni commerciali e quindi a scopo di profitto e persuasione. Ecco allora che si affaccia la questione di dove può spingersi la libertà di stampa? Io credo fermamente nella libertà di espressione (tant’è che scrivo liberamente in questo blog) ma un limite ci vuole, soprattutto quando si tratta di tutelare soggetti minorenni!

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