Pubblicato da: lary1984 | gennaio 17, 2008

La “spia in ufficio” di Microsoft

Microsoft ha presentato in questi ultimi giorni un brevetto di un software capace di monitorare la produttività, la competenza e il benessere psicofisico di chi sta davanti a un computer. Una specie di “Grande Fratello” in chiave aziendale per cui il dipendente di un’azienda sarebbe collegato al proprio computer attraverso sensori senza fili, che permetterebbero ai suoi superiori di monitarne il battito cardiaco, la temperatura corporea, i movimenti, le espressioni facciali e la pressione del sangue.

La notizia è stata presentata proprio oggi dal quotidiano londinese Times; un reporter ha visionato in esclusiva la domanda di brevetto presentata da Microsoft. Una sorta di “spia in ufficio”.

Finora queste tecnologie ad alto impatto per la privacy erano state usate solo per professioni ad alto rischio (piloti, astronauti, pompieri…), ma con questa proposta di brevetto si va oltre ad ogni limite proponendo un monitoraggio su qualsiasi tipo di lavoro.

Microsoft precisa che “i sensori sarebbero in grado di leggere “il battito cardiaco, le reazioni galvaniche della pelle, i segnali del cervello, il tasso di respirazione, la temperatura corporea, i movimenti e le espressioni del volto, la pressione sanguinea. Il sistema può anche individuare automaticamente frustrazione o stress in chi sta usando il computer e offrire e provvedere assistenza a seconda del bisogno”.
I profili individuati dal computer vengono poi confrontati con statistiche di media per suggerire eventuali azioni da mettere in atto allo scopo di ripristinare comportamenti corretti e reazioni normali in soggetti che manifestano profili fuori “dalla norma”.
Il sistema funziona non solo con personal computer fissi, ma anche attraverso computer portatili e telefonini cellulari, il che vuol dire che i dipendenti potrebbero essere controllati anche al di fuori del’ufficio.

Numerosi enti di protezione della riservatezza come ad esempio il Commissariato all’informazione del Regno Unito o il sindacato Unite o ancora esperti legali in materia di riservatezza esprimono le loro critiche sull’argomento: “Questo sistema prevede intrusioni in ogni aspetto della vita dei dipendenti e solleva questioni molto serie in materia di rispetto della riservatezza” o ancora “può essere giustificabile solo in circostanze eccezionali” e “un’iniziativa simile finirebbe per avvelenare i rapporti all’interno di un’azienda”. Ben Willmott, un docente di relazioni industriali all’Institute of Personnel and Development, ammonisce: “Le nostre ricerche dimostrano che quando i dipendenti si sentono sotto eccessivo monitoraggio o sorveglianza, tendono ad avere un atteggiamento negativo verso i propri datori di lavoro e perciò ad essere meno motivati e impegnati. Le aziende che pensano di introdurre un sistema simile dovrebbero pensarci due volte”.

Riporto la risposta di Horacio Gutierrez, vicepresidente dell’ Intellectual Property and Licensing (vedi La Repubblica):
“Il tempo richiesto dal processo di approvazione di una brevetto è di circa 3-5 anni. Questa particolare richiesta riguarda un’innovazione finalizzata al miglioramento dei sistemi di monitoraggio di alcuni parametri dell’individuo, e utilizza ad esempio il rilevamento del battito cardiaco di un utente per definire la sua condizione fisica e segnalare quando possa avere bisogno di assistenza nelle sue attività, mettendolo in contatto diretto con altre persone che potrebbero essere in grado di aiutarlo.

É importante ricordare che per la maggior parte delle organizzazioni impegnate nel settore dell’innovazione, alcune delle nostre richieste di brevetto riflettono invenzioni già presenti oggi nei nostri prodotti, mentre altre riguardano innovazioni in via di sviluppo per un potenziale uso futuro.

E’ importante inoltre evidenziare che la privacy è una delle maggiori priorità per Microsoft. Le nostre maggiori priorità nel campo della privacy includono infatti temi legati al consenso, all’accesso, alla sicurezza, alla protezione e al trasferimento dei dati, aspetti che possono essere sempre più garantiti attraverso l’innovazione tecnologica, la cooperazione a livello industriale e una regolamentazione appropriata”.

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