Pubblicato da: lary1984 | febbraio 15, 2008

Il Burocratese è ancora troppo di moda

Il tempo del burocratese è finito, la Pubblica amministrazione deve parlare in modo chiaro ai cittadini, deve farsi capire”.

Le ultime parole famose. Lavorando per lo stage all’interno di una istituzione pubblica che per compito principale ha il dialogo fra cittadini – consumatori e aziende di servizio pubblico o privato, sono a stretto contatto ogni giorno con la miriade di documenti che partono da qui verso la controparte o viceversa.
Si tratta per lo più di lettere (dal sapore vagamente tradizionale) e mail (anch’esse strettamente legate alla tradizione). Un blog c’è, o meglio ci sarebbe, così come siti e spazi di dialogo direttamente sul Web, ma chiaramente non vengono utilizzati per incompetenza o semplicemente per rigida mentalità legata alla scrittura tradizionale appunto.

Il linguaggio burocratese è più che mai attuale in questi contesti:
– “ci corre l’obbligo”
– “traguardare la riunione”
– “dettagliare una problematica”
– “ragioni sueposte”
– “rapportarsi al servizio”
– “qualificante contributo”
– “esperisca il tentativo obbligatorio di conciliazione” (comeeeee????)

Così come il linguaggio ironico (a volte anche aulico):
– “l’arroganza del gigante XXX con le mani da nano e incapace di dialogare e ascoltare è tragicomica” (riferito a una nota compagnia telefonica – scritto su lettera intestata)
– “è proprio vero che il grande corpo XXX ha due braccia la cui mano destra non sa quello che fa la sinistra, siamo all’assurdo!” (riferito alla stessa compagnia telefonica – scritto su lettera intestata)
– “danneggiare questi cittadini che hanno solo la colpa di essere utenti di telefonia” (siamo davvero alla tragedia shakespeariana)
– “per la XXX le leggi dello stato italiano sono carta straccia” (su lettera intestata contro una compagnia telefonica)

Trovo davvero divertente come ancora nel 2008 si usi questo linguaggio per dialogare con le istituzioni soprattutto quando ci sono di mezzo utenti che faticano a capire come risolvere i loro problemi e le associazioni dei consumatori dovrebbero essere le prime a parlare chiaro…

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