Pubblicato da: lary1984 | aprile 24, 2008

Finanza Strutturata: quali inganni per gli investitori?

A sorpresa mi sono ritrovata con un esame di Diritto dell’Economia da preparare in 2 settimane, quindi quale miglior servizio per me (che devo capire, sintetizzare e ricordare) e per gli utenti (che ogni giorno si trovano immersi nei meandri della finanza “creativa”) se non quello di parlarvi di alcune nozioni interessanti.

Oggi vorrei introdurre i DERIVATI, cioè quegli strumenti finanziari che derivano il loro valore da altri beni economici o finanziari (il cosiddetto SOTTOSTANTE o COLLATERALE) e di questi replicano il comportamento. Inizialmente appaiono all’investitore come una ghiotta opportunità perchè il loro costo è di molto inferiore ai beni sottostanti (che possono essere di varia natura: titoli, obbligazioni, prestiti, mutui ipotecari…) e possono essere usati con FINALITA’ DI COPERTURA (HEDGING) rispetto a un rischio di fluttuazione del valore entro un perimetro accettato.
In realtà sono strumenti truffaldini e alquanto oscuri per chi non ha competenze ampie e approfondite di ambito finanziario. Spesso infatti questi strumenti sono venduti con finalità SPECULATIVE (lucro sulle variazioni finanziarie e sul valore del bene sottostante tramite previsioni, scommesse che il valore vada verso una certa direzione) o di ARBITRAGGIO (previsione sugli effetti di negoziazione e di passare del tempo, scommessa sulle sole variazioni finanziarie). Spesso al di sotto di questi strumenti STRUTTURATI (cioè derivanti da aggregazione e da formule molto complesse, per questo si chiama FINANZA STRUTTURATA), si celano investimenti molto rischiosi che conducono a perdite sicure e ingenti. E’ un modo per le Banche e gli intermediari di scaricare sull’ingenuo investitore i rischi di titoli finanziari senza un sottostante certo e affidabile.
Altre funzioni dei derivati, che dipendono dal fatto di essere strumenti che hanno subito un processo di CARTOLARIZZAZIONE (aggregazione di prodotti finanziari in un unico prodotto, che assume un rischio dato dalla somma dei sottostanti, un aggregato volatile e sconosciuto agli investitori, molto aleatorio), sono il fatto di voler cambiare la natura di un investimento (senza vendere o comprare direttamente il bene sottostante), oppure di voler cambiare la natura di un’obbligazione (il tasso di interesse sostanzialmente) o ancora la creazione appunto di nuovi strumenti finanziari come somma di debiti (prestiti) e capitale (azioni).

Si distinguono due categorie fondamentali di derivati: i DERIVATI FINANZIARI e i DERIVATI CREDITIZI.

I DERIVATI FINANZIARI comprendono:
– i CONTRATTI A TERMINE (in particolare FUTURES – negoziati all’interno di mercati regolamentati giorno per giorno – e FORWARD – negoziati privatamente, fuori dai mercati regolamentati e solo al termine della transazione), cioè contratti che prevedono l’obbligo di vendere o acquistare un bene alla data prestabilita, al prezzo convenuto anticipatamente. Il lucro sta nell’apprezzamento o nella diminuzione del valore del bene, quindi nella scommessa più o meno aderente alla realtà che era stata pattuita dalle parti.
– le OPZIONI (CALL = di acquisto ; PUT = di vendita), a differenza dei contratti futures e forward, sono facoltà / possibilità (non obblighi) di vendere o acquistare un bene a un prezzo stabilito anticipatamente a una certa data prestabilita. Si paga un premio al venditore per questa facoltà.
– le SWAP  sono come una serie di contratti forward (avvengono privatamente, fuori dai mercati regolamentati) e consistono in uno scambio di denaro in base a formule prestabilite, formule che riguardano andamenti di tassi in interesse (INTEREST RATE SWAP), di valute di cambio (CURRENCY SWAP), di titoli (ASSET SWAP), ecc….sono anch’esse scommesse.

I DERIVATI CREDITIZI riguardano titoli di debito che consistono in rischi di credito cioè in scommesse sull’affidabilità creditizia di una società. Si tratta di NOTES (NOTE STRUTTURATE) emesse in base al principio di CARTOLARIZZAZIONE quindi tramite aggregazione e formule molto complesse. Comprendono principalmente:
CDS (CREDIT DEFAULT SWAP) scommesse sull’inadempienza di una società rispetto a un debito che essa ha contratto (chi dice che la società non sarà inadempiente vende una protezione/assicurazione; chi dice che la società sarà inadempiente acquista la protezione tramite una commissione a chi la vende)
CBO (COLLATERALIZED BOND OBLIGATIONS) il sottostante è costituito da bond cioè da un’aggregazione di obbligazioni con rischio diverso
CDO (COLLATERALIZED DEBT OBLIGATIONS) il sottostante è costituito da diversi tipi di ASSET (bond, titoli, mutui ipotecari, prestiti commerciali come ad es. nel CLO – collateralized loan obligations…) -> Possono essere CDO SINTETICI quindi comprendere CDS ed essere calcolati non secondo tecniche tradizionali di cartolarizzazione ma secondo tecniche di derivati, quindi elevata complessità.

Come nascono i derivati? Prima di tutto c’è un ORIGINATOR che detiene il sottostante (pensiamo a una Banca). Il valore del sottostante viene trasferito a un SPV o SPE (special purpose vehicle o entity) che è gestito da un TRUSTEE o una PATNERSHIP in un paradiso fiscale (con elevate agevolazioni e possibilità di “truccare” i bilanci e le informazioni). L’SPV emette delle tranche, delle notes da vendere sul mercato degli investitori, di diverse classi: SENIOR, MEZZANINE, JUNIOR e EQUITY (dalla prima all’ultima il rischio aumenta in modo progressivo considerevolmente, quindi anche il rendimento, ma chiaramente diminuisce il RATING, la valutazione dei prodotti finanziari). L’ASSET MANAGER si occuperà della gestione delle notes che verranno vendute agi ignari investitori, i quali si fideranno del rating elevato, ma non sapranno in realtà in cosa realmente consistono i titoli acquistati.

In Italia, la legislazione è piuttosto restrittiva rispetto agli USA, infatti possono commerciare in prodotti derivati solo gli operatori qualificati, con una certa competenza e diligenza professionale, i quali devono garantire una prudente e sana gestione del patrimonio finanziario dei clienti, proteggendoli da investimenti palesemente rischiosi o dannosi. La funzionalità speculativa è riservata a gli investitori istituzionali e le informazioni devono sempre essere chiare, aperte e corrette. Nonostante ciò, la globalizzazione dei mercati finanziari ha prodotto elevati danni anche in Italia, con grosse perdite a livello mondiale.
Negli USA, dove i derivati sono nati, la legislazione è molto aperta, pemettendo anche clausole di esclusione e esonero dalla garanzia di informazioni chiare e complete agli investitori.

I MUTUI SUBPRIME E IL PREDATORY LENDING

Altro importante argomento attinente alla finanza strutturata e truffaldina, è quello che ha portato allo scandalo dei mutui subprime (mercato secondario dei mutui) negli USA.
Quando si parla di “mutui predatori” si intende il rifinanziamento di mutui esistenti per far fronte all’esigenza di liquidità del debitore, attiggendo all’equity (al capitale accumulato negli anni) del mutuo stesso. In realtà, attraverso questa motivazione di aiuto ai debitori, le banche depredano l’equity mediante commissioni, tangenti e assicurazioni, portando talvolta a una situazione chiamata FLIPPING per cui il debitori è in costante condizione di indebitamento (ripetuta estinzione e riaccensione del rifinanziamento con condizioni sempre diverse in date ravvicinate).
Le Banche per tutelarsi da eventuali denuncie di truffa da parte dei debitori, inseriscono la CLAUSOLA ARBITRALE OBBLIGATORIA nei confronti dei soli debitori, i quali, in caso di contestazioni, possono rivolgersi solamente all’arbitrato, una possibilità molto costosa e che non dà le stesse garanzie della normale autorità giudiziaria (no danni punitivi, no discovery obbligatoria, controllo giurisdizionale limitato). Invece la Banca, chiaramente, può decidere liberamente, in caso di problemi col debitore, se rivolgersi all’arbitrato o alla normale autorità giudiziaria.
Anche i mutui ipotecari subprime sono diventati attualmente strumenti cartolarizzati. Vediamo con quali modalità.

Il debitore si rivolge alla Banca per stipulare un contratto di mutuo, anche se spesso non ha la documentazione necessaria e le condizioni economiche per farlo (mercato subprime). La Banca stipula comunque il mutuo con la formula 2/28 (primi due anni bassissimo tasso di interesse, gli altri anni altissimo tasso d’interesse). La Banca finanzia il debitore e vende subito il mutuo a un’emittente.
Da ricordare che non esiste praticamente nessuna relazione fra Banca e debitore, tutto avviene tramite un procacciatore, il cosiddetto MORTGAGE BROKER.
L’emittente che ha comprato il mutuo, riceve su di sè il rischio connesso (la Banca ora ne è fuori), cartolarizza i diversi mutui acquistati e li trasforma in obbligazioni (bonds) da vendere agli investitori, mediante pagamento di cassa. In questo processo è assistita da un fiduciario (TRUSTEE), che si occupa degli interessi degli investitori, un sottoscrittore, che amministra l’emissione dei bonds, un’agenzia di rating, che valuta i titoli iniziali e aggiorna costantemente la valutazione, e un eventuale terzo che occupa della gestione del rischio quindi assicura le obbligazioni.
Il debitore iniziale d’ora in avanti dovrà pagare le rate non alla Banca, bensì a un esattore, il quale trasferisce i pagamenti all’emittente che poi li trasferisce a sua volta agli investitori. L’esattore non si preoccupa delle necessità del debitore ma solo degli interessi degli investitori (che mirano a che non avvengano modifiche sostanziali al contratto di mutuo); quindi il debitore è lasciato a se stesso e ai suoi problemi finanziari (se non paga rimane un senzatetto) e gli investitori non conoscono propriamente cosa si cela al di sotto del titolo acquistato, si fidano dei rating dell’agenzia e dei pagamenti dell’emittente, in realtà su di loro incombe il rischio dell’insolvenza dei debitori.

Tutto questo meccanismo ha portato al crollo dei mercati subprime negli USA. I debitori non potevano più pagare le rate con gli elevati tassi di interesse e continuavano a rifinanziare i mutui, perdendo l’equity accumulata e pagando fior di quattrini alle Banche e ai procacciatori. Gli investitori subivano le perdite dell’insolvenza dei debitori senza essere coscienti del rischio a cui erano sottoposti, in quanto acquistavano titoli aggregati, tramite cui non si poteva risalire al sottostante. Un’esempio di finanza creativa, o meglio truffaldina, in cui chi ci ha guadagnato sono solamente gli istituti di credito a scapito delle gente comune.

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Responses

  1. condivido l’analisi e le valutazione del testo

  2. Grazie Manuel, per maggiori info ti rinvio all’ottimo testo di Palmieri Nicola Walter “Finanza strutturata e fiducia tradita: I gatti e le volpi” (credo che il titolo sia questo…)

  3. ottimo lavoro che spiega in maniera semplice tematiche complesse! complimenti!


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