Pubblicato da: lary1984 | giugno 17, 2008

Storia della Narrazione: dalla nascita del romanzo al global novel

Appunti personalmente rielaborati dal cap. 2 di “http://www.letteratura.global“, Calabrese Stefano (2005)

Il romanzo propriamente detto compare nel 1710, in Inghilterra, precisamente a Londra. Se fino al secolo precedente erano diffusi i POEMI EPICI, caratterizzati da personaggi tipologici, tempo e spazio allargati e enormi quantità di testo, nel 1700 si assiste a una vera rivoluzione letteraria, fortemente legata ai cambiamenti economici dell’epoca.
Lo spostamento delle persone dalle campagne alle città, l’avvento dell’industrializzazione, la nascente vita metropolitana portano al crescente bisogno di una forma letteraria nuova, caratterizzata da tempi ristretti (memoria autobiografica), punto di vista omodiegetico (interno al personaggio e alla storia), quantità ristretta di parole e creazione di destini possibili / traiettorie esistenziali: il ROMANZO. I personaggi del romanzo non sono più personaggi tipologici, ma individuali che, sopravvissuti a varie avventure, possono raccontare la loro storia, delineando una vita possibile. Lo spazio rimane però allargato, in quanto si tratta di romanzi d’azione (avvenimenti dipendenti dalla volontà dei personaggi).
Il romanziere per eccellenza di questo periodo è DANIEL DEFOE, giornalista precursore dei moderni tabloid, famoso per romanzi quali “Moll Flanders” e soprattutto “Robinson Crusoe” (1718). Defoe venne proclamato come scrittore utilitarista, che mirava a far vincere sempre la ragione e la razionalità dei comportamenti dei personaggi, mischiando verità e finzione (proprio come nei tabloid).
C’è un grande ottimismo (poche morti, sopravvivenza dei personaggi) e cambiano anche le modalità di lettura: si assiste al passaggio da una modalità intensiva classica a una MODALITA’ ESTENSIVA (tanti libri in poco tempo) e da una modalità eretta a una MODALITA’ DISTESA (sul letto o sul divano, questo comporta maggiore coinvolgimento ed empatia del lettore). Le lettrici sono soprattutto donne che vogliono “evadere” dalla sottomissione e dalla vita claustrofobica che conducono in casa.

Nel 1800 l’ottica della letteratura cambia completamente: il capitalismo si è radicalizzato, la vita metropolitana è considerata con meno timore, ma la società e l’individuo sono diventati sempre più complessi (nascita delle istituzioni invisibili). Occorre un romanzo più distaccato, estraniante, critico verso la società borghese e verso il linguaggio. Il punto di vista diventa eterodiegetico (esterno ai personaggi), precisamente onnisciente (cioè intradiegetico, può conoscere tutto quello che accade e che i personaggi pensano). Il romanzo non è più costituito da azioni, ma da eventi (avvenimenti che non dipendono dalla volontà dei personaggi) che i personaggi subiscono.
Un romanziere famoso di questa epoca, francese, è GUSTAV FLAUBERT, scrittore imperniato sui valori del realismo naturalista opposti all’idealismo romantico. Il suo romanzo di maggior successo, “Madame Bovary” (1856), è proprio la storia di una donna che, inseguendo valori e ideali dei romanzi che legge, si lascia trascinare in un vortice di eventi che distruggeranno la sua vita fino al suicidio. Questo romanzo contiene una critica anche al fallimento della società borghese e in generale una visione critica della società. Il narratore-autore si mantiene su un livello di grande estraneità, ironia, criticismo rispetto alle vicende narrate.

Nel 1880, si espande ancora di più la scia naturalista, fomentata dal positivismo e dall’avvento delle scienze sociali. Si sviluppa la genetica, la psichiatria e la psicoanalisi. La società è protagonista, il contesto decide, mentre le persone sono sempre più complesse e difficili da analizzare. Eterodiegesi e omodiegesi cominciano a mescolarsi, nel tentativo, da un lato, di comprendere l’individuo e, dall’altro, di mostrare la prevalenza del sociale. EMILE ZOLA nel suo “Il Romanzo Sperimentale” (1880) mostra come anche il romanzo e la letteratura devono sottostare alle leggi delle scienze e seguire, quindi, il metodo sperimentale.
Fase particolarmente importante, nel contesto italiano, il 1889, momento di passaggio tra la vecchia fase del Naturalismo francese (in Italia definito Verismo) di GIOVANNI VERGA e del suo “Mastro Don Gesualdo“, romanzo eterodiegetico, estraniante e impersonale tipico dell’Ottocento, e la nuova fase inaugurata da GABRIELE D’ANNUNZIO con “Il Piacere“, un testo nuovo, dallo stile tipico di quello che verrà definito Decadentismo, un’epoca in cui si perdono le certezze del positivismo, si mostra un’inevitabile improbabilità, l’individuo è inconoscibile, complesso e in contrasto con la società, ha perso il dominio di sè, si ricerca la raffinatezza, l’arte e una nuova forma di intellettualità. E’ un romanzo di sperimentazione di un giovane scrittore non ancora affermato che mostra la sua aria di superiorità intellettuale e di eleganza, in contrasto con l’epoca fortemente decadente.  

L’epoca che va dal 1880 al 1930 viene definita in generale come MODERNISMO. Il culmine di questa fase letteraria si ha nel 1921 con l’uscita dell’ “Ulisse” di JAMES JOYCE. E’ un’epoca di alta sperimentazione e mix: nasce il metodo letterario del flusso di coscienza, cioè un mix di massima eterodiegesi (tutti i pensieri del personaggio sono conoscibili e scrivibili) e massima omodiegesi (si scrivono i pensieri stessi del personaggio così come li pensa); c’è una forte tendenza alla misologia (in contrasto con la filologia classica) cioè al rancore verso la parola e l’inadeguatezza, la falsità del linguaggio e l’importanza dei “satelliti” (elementi di contorno) a scapito dei “nuclei” (scheletro di base della narrazione). E’ un genere per pochi specialisti, non funzionale e di difficile comprensione. Sono racconti lunghi, complessi.

La fase della contemporaneità vede affacciarsi un nuovo stile letterario definito POSTMODERNISMO.
La datazione di questa nuova fase risulta alquanto complessa infatti la letteratura ha un vantaggio di ben 40 anni rispetto alle altre arti. La letteratura entra nella fase postmoderna nel 1930/1940 con gli scritti dell’autore argentino JORGE LUIS BORGES, mentre il resto delle arti vede la nascita del postmoderno soltanto negli anni ’70, questo probabilmente perchè la letteratura aveva una tradizione molto antica di sperimentazione, cosa che non avevano appunto le altre arti.
L’architettura entra nel movimento postmoderno il 15 Luglio 1972 alle ore 15:32, quando venne abbattuto un edificio tipico della modernità (canoni di Le Corbusier) per lasciare spazio a un nuovo edificio costruito con vetri, per cui, secondo i canoni del postmoderno, venivano annullati gli opposti, il dentro e il fuori, l’io e l’altro e lo specchio permetteva di riprodurre l’esterno in una continua rappresentazione e mise en abyme.
Il cinema diventa postmoderno nel 1977 con la produzione di “Star Wars” (basato sul dolby system e sulle tecniche digitali, l’acustica unitaria permetteva di rendere un tutt’uno le immagini sovrapposte e create in modo distinto) e di altri importanti film successivi del ’93/’94 come “Short Cuts” di Robert Altman (segmenti di vita senza rapporti evidenti) e “Pulp Fiction” di Tarantino (considerato un importante autore postmoderno proprio per l’uso di canoni tipici di questo movimento come la circolarità del tempo, la parodia, l’ipertestualità e la metanarratività – vedi anche “Kill Bill“).
Il design industriale si mostra nella nuova fase artistica tra la fine degli anni ’70 e il 1981, con l’avvento del gruppo di Memphis a Milano e la fama di Ettore Sottsass nell’unire elementi classici e moderni e Philippe Starck nell’uso del nuovo materiale plastico e flessibile.
Il postmodernismo si definisce come epoca successiva al modernismo, non ha una denominazione propria, questo dimostra il trionfo del pensiero debole e la definizione di questo movimento come verità negativa, come decostruzione del movimento precedente.
Le caratteristiche di base nella letteratura postmoderna sono tutte riconducibili al principio generale di mescolamento ossimorico degli opposti:
DOUBLE CODING (ibridazione di diversi codici stilistici, formali, valoriali…come ha studiato Genette; l’uso del double coding provoca disappetenza narrativa, frammentazione dei testi, disordine temporale, vertigine ermeneutica, sensazione di caos e di doppiezza)
METANARRATIVITA‘ (attenzione all’atto dell’enunciazione più che alla narrazione)
IPERTESTUALITA’ (possibilità di diversi cammini del lettore, apertura al digitale, testi verticali che richiamano il paradigma, relazione intertestuali e intratestuali).
Il postmoderno ha uno scopo ontologico così come il modernismo (McHale però la pensa diversamente rispetto a Calabrese e sostiene che il modernismo non è ontologico bensì epistemologico, indagatore della conoscenza), cioè si predispone a indagare l’esistente attraverso dei test di realtà, i quali hanno però un esito infausto: il romanzo non si può considerare generatore di traiettorie esistenziali, ha perso la sua caratteristica di letteratura in vista di una forte letterarietà (lavoro sul significante, sulla forma – pensiero di Calvino) e, nel periodo finale del movimento postmoderno, diventerà addirittura così frammentato da costruire storie sostanzialmente inammissibili (EPOCA DEL MINIMALISMO vedi Altman).

Indagando il postmodernismo come epoca caratterizzata da 3 fasi, una fase iniziale, una mediana e una finale, possiamo analizzare 3 autori che ne rientrano a tutti gli effetti.
–> La fase iniziale è occupata dallo scrittore argentino vero precursore del postmoderno: JORGE LUIS BORGES. Nella sua raccolta di brevi segmenti narrativi “Finzioni” (1941), troviamo un testo particolarmente interessante intitolato “Tlon, Uqbar, Orbis Tertius“. Si narra in breve dell’invenzione di un pianeta di fantasia ad opera di una società segreta che ha fornito tutti gli elementi caratterizzanti questo pianeta (dal fuoco, all’algebra, al monismo di base, alla lingua) chiamato Tlon o Orbis Tertius, accreditandolo come realmente esistente, con una tale precisione nei dettagli e diffusione delle informazioni da permettere di inserirlo all’interno dell’enciclopedia britannica e negli studi scientifici. Il protagonista dice infatti di aver scovato il termine Uqbar all’interno di un volume dell’enciclopedia (termine che si riferisce a questo pianeta) ma la pagina che lo contiene pare esista solo in quel volume in possesso del protagonista. Nasce così una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione e tra libri e realtà. Nulla esiste, esistono solo gli specchi (che si trovano nella stanza del protagonista e moltiplicano all’infinito gli ambienti) e i libri, i quali riproducono la realtà, in una infinita rappresentazione e mise en abyme, tutto diventa estremamente simbolico e liquido. Si ha un forte impatto metanarrativo, intertestuale e intratestuale (relazioni fra libri) e una vera e propria vertigine epistemologica per il lettore.
–> Nella fase mediana del postmoderno, possiamo collocare lo scrittore americano JOHN BARTH famoso per “The Floating Opera” del 1956 (riaggiornata nel 1967). In questa opera, a livello di fabula, si parla di un atto mancato, dell’annientamento di un atto di auto-annientamento (suicidio), mentre, a livello di intreccio, si parla in sostanza di metanarratività, è una metafiction autoparodistica, in cui assistiamo a una forte dereferenzializzazione (immagini evanescenti), detemporalizzazione (futuro bloccato dal suicidio e passato riprodotto nel presente), detotalizzazione della verità del testo (diverse versioni in simultanea), alla riflessione sul divorzio fra testo e autore e al virtuosismo appassionato che caratterizza Barth (insieme di tecniche di scrittura e passioni dell’autore).
–> Infine, nella fase terminale del postmoderno, possiamo inserire l’autore francese GEORGES PEREC, famoso membro dell’UOLIPO (officina di letteratura potenziale – sperimentazione formale, sui significanti) che scrive nel 1978 “La vie mode d’emploi“, una serie di frammenti di vita all’interno di un grosso palazzo (short cuts minimalistici), in cui entrano in gioco i temi della duplicazione dell’esistente (tramite ritratti), la descrizione in divorzio dalla narrazione (come de-scrizione che non svolge più le 4 funzioni tipiche originali), la focalizzazione sul paradigma, lo spazio come prioritario.

Nel 1980, quando ormai la narrazione era diventata tipica di cinema e tv, perchè i testi letterari erano svuotati da questa funzione, si assiste a un cambio di prospettiva. La satira assorbe il double coding, la pubblicità assorbe l’intertestualità, non è più possibile vedere simbolicamente il reale e l’avanzamento della globalizzazione fa sentire forte il bisogno di ROMANZI COME COSMOGRAFIE, testi coerenti, transmediali, transnazionali, che racchiudano la complessità del reale.
E’ l’epoca della globalizzazione e del GLOBAL NOVEL.
Caratteristiche di base di questo nuovo movimento sono:
DIVORZIO DEL SE’ DA UN LUOGO: a differenza dell’epoca precedente, i sè non sono più legati a un concetto di nazionalità (grazie all’avvento di Internet, delle migrazioni di massa e del libero spostamento di merci e persone), ma sono sè multilocali (figura del turista che viaggia senza meta e senza avvicinarsi troppo, diversamente dal pellegrino dell’epoca precedente che conosce precisamente la meta dei suoi viaggi e viaggia per ritrovare la propria identità, rimanendo comunque se stesso) e i luoghi diventano luoghi multietnici, di passaggio o come direbbe Augé NON-LUOGHI (non relazionali, destoricizzati e disidentificanti – ad es. aeroporti, ipermercati, stazioni, parchi tematici…);
Lo spazio non è più un problema, ci si può spostare liberamente, dunque il vero problema diventa il TEMPO, la DETEMPORALIZZAZIONE DELLO SPAZIO SOCIALE (c’è un eterno presente, un tempo virtuale in cui tutto è simultaneo), si assiste all’arte del dimenticare in vista dell’importanza di avvicinare il futuro al presente (tramite PREVEGGENZA – PROFEZIE tipiche del REALISMO MAGICO) e alla crescente importanza attribuita nei testi al CODICE EPISTEMICO (il punto di vista, il sapere, uno dei 4 codici modali della narrazione);
L’individuo soffocato dal format globale ricerca la sua INDIVIDUALITA’, LIBERTA’, PIACERE e DISINIBIZIONE, diventa turista, assume varie identità (PORTFOLIO IDENTITARIO) e diventa antropologicamente flessibile. Tutto diventa virtuale (si perde la distinzione di Kant fra Wirklichkeit – realtà effettiva e concreta – e Realitat – realtà astratta e virtuale – a vantaggio di quest’ultima) e le differenze sono metabolizzate (sparizione del codice aletico del potere). L’individuo non è più soggetto ad eventi ma a episodi (che non influiscono sul proseguio della trama esistenziale in quanto fatti autosufficienti e conclusi);
Il mercato editoriale diventa un mercato di INTEGRAZIONE TRANSMEDIALE (una nuova trasformazione rispetto all’integrazione verticale del II Dopoguerra e all’integrazione orizzontale degli anni ’50 e ’60; si tratta infatti di un’integrazione fra diversi media: libri, cinema, merchandising, musica, videogiochi, fumetti…) caratterizzato da una particolare forma di ECONOMIA DELLA CULTURA (i principali autori di successo richiamano l’80% delle risorse anche se costituiscono il 20% degli autori; su di loro si punta parecchio per la loro capacità predittiva in termini di vendite; gli scrittori sono dunque fortemente nelle mani dei lettori e degli editori). I romanzi assumono le forme di GRAPHIC NOVEL (iconotesti) pronte per la reincarnazione intersemiotica (Jakobson).

Fra i principali autori che potremmo annoverare all’interno dell’epoca della globalizzazione, Calabrese si sofferma in particolare su 5 esempi di autori più o meno nati negli stessi anni.
–> Donald Richard DeLillo (nato nel 1936 a New York), famoso in particolare per i romanzi “Americana” (1971) e “White Noise” (1985), in cui si concentra su eventi di valenza storica e politica, su diversi temi postmoderni (consumismo, nuovo intellettualismo, disintegrazione e re-integrazione della famiglia, rinascita mediata dalla violenza), sulla concezione degli artisti e degli autori come “bad citizens” in contrasto col potere e costretti allo spostamento, sul ruolo dei mass media come simulacri della realtà e sulla psicologia delle masse, l’individuo capitolato, lo spazio privato ridotto a favore dell’identità di gruppo (ISOMORFISMO).
–> Isabel Allende (nata nel 1942 a Lima ma cilena), famosa per “La casa degli spiriti” (1982) e “La città delle bestie” (2002), al cui interno si ritrovano elementi di realtà ed elementi di finzione tipici del REALISMO MAGICO (esoterismo vs. razionalità), ma anche elementi del ROMAN A CLEF (si parla infatti di vicende storico-politiche al di là della narrazione nuda e cruda). Tra le generazioni citate nelle storie c’è un forte ISOMORFISMO (vedi anche Gabriel Garcia Marquez in “Cent’anni di solitudine” del 1967 in cui il tempo appare sostanzialmente congelato), come ricostruzione continua del passato e preservazione della memoria.
–> Michael Crichton (nato nel 1942 a Chicago), famoso per diversi romanzi di genere techno-thriller e grande viaggiatore. Per il nostro esempio ci interessa particolarmente il romanzo “Jurassik Park” (1990), diventato prodotto transmediale di grande fama. Al suo interno troviamo un mix di fantascienza e realtà, un parco tematico in un’isola remota (non-luogo), un tempo compresso (massimo passato dei dinosauri e massimo futuro della tecnologia), documenti falsi e cenni alla teoria del caos, come negazione del determinismo, fallimento dei sistemi complessi, imprevedibilità ed effetto farfalla.
–> Salman Rushdie (nato nel 1947 a Bombay poi diventato a tutti gli effetti inglese), molto conosciuto per il romanzo “I figli della mezzanotte” (1981), in cui entrano in gioco i temi del realismo magico (mito + vita reale), l’allegoria di reali fatti storici, il mix culturale, l’oralità e l’esplorazione della società.
–> Stephen King (nato nel 1947 a Portland), famoso per tantissimi romanzi, ma per il nostro esempio recuperiamo “Carrie” (1974), “Shining” (1977) e l’autobiografia “On Writing” (2000), si possono riscontrare infatti in questi testi i temi dei poteri soprannaturali all’interno di situazioni verosimili, finti documenti, non-luoghi, poteri generazionali

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Responses

  1. Ricostruzione ok. L’archivio subito prima che sparisca.

  2. Grazie! Ti consiglio cmq di leggere il libro di Calabrese per maggiori delucidazioni: questa è una sintesi, arricchita dagli appunti presi in classe… il tutto in preparazione dell’esame 🙂


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