Pubblicato da: lary1984 | giugno 18, 2008

Gli elementi principali del romanzo: trama e punto di vista

Appunti liberamente tratti da “Scrivere un romanzo” (cap. 3 e 4) di Donna Levin (2004).

LA TRAMA
Un buon romanzo non racconta mai la vita quotidiana di un personaggio, bensì un giorno straordinario della sua esistenza, in cui accadono tanti eventi che sconvolgeranno la sua vita. E’ una convenzione, una procedura usuale che viene chiarita all’inizio dall’autore e che poi verrà seguita dal lettore, il quale sospenderà la sua incredulità e sarà disposto a sorvolare su eventi anche poco probabili.
Bisogna prestare attenzione a non confondere STORIA e TRAMA. La storia è una serie di avvenimenti in ordine temporale sequenziale, mentre la trama è un insieme di avvenimenti legati da un rapporto di causa-effetto che nascono da una serie di conflitti che si intensificano sempre di più fino ad arrivare alla conclusione, quando verrà dimostrata la premessa tematica. La differenza è sostanzialmente quella fra FABULA e INTRECCIO/PLOT.
C’è un grande divario in questo ambito tra ROMANZI POPOLARI e ROMANZI DI LETTERATURA. I romanzi popolari sono concentrati sulla trama, usano un linguaggio chiaro e hanno come target una vasta porzione di pubblico. I romanzi di letteratura si concentrano maggiormente sui personaggi e utilizzano un linguaggio solitamente più originale.

Vediamo di analizzare le diverse caratteristiche che formano una buona trama.
Prima di tutto i CONFLITTI. Si tratta di momenti in cui il personaggio si mette alla prova, ma spesso intensifica questi conflitti, ne crea di nuovi, fino ad arrivare al climax conclusivo. Ogni scena deve contenere un conflitto aderente alla premessa, che permette il proseguio della narrazione. I conflitti possono essere INTERNI (se derivano dal personaggio) o ESTERNI (se derivano da un altro personaggio o dal contesto). I conflitti sono più interessanti se si mostrano entrambe le parti del conflitto e se entrambe le parti hanno delle valide motivazioni per avere ragione.
La PREMESSA TEMATICA, che fa da filone di coerenza per tutto il romanzo, permette di collegare trama e personaggio, permette un cambiamento che, nel personaggio principale deve sempre avvenire. Le regole basilari della premessa sono le seguenti: deve sempre essere unica, può essere ripetibile e riutilizzabile, non deve per forza essere universalmente valida (pensiamo ad es. al film “Match Point” di Woody Allen in cui alla fine il protagonista non viene punito per gli omicidi), deve essere specifica, ma da sola non può costruire un buon romanzo profondo.
I conflitti che dipendono dalla premessa devono sempre intensificarsi e aumentare di quantità, insomma si deve alzare la posta in gioco, coinvolgere sempre più i personaggi e il loro “io”, la loro esistenza intera. Una parte importante nella trama è il momento del CAPOVOLGIMENTO (dalle stelle alle stalle o viceversa).
Per imparare a scrivere una buona trama è necessario sapere analizzare situazioni e persone del proprio contesto (si possono prendere a prestito storie che si conoscono ma è sempre necessario avere buona conoscenza del contesto in cui avverranno i fatti del romanzo), fare del brainstorming (lavorare prima sulla quantità poi sulla qualità delle proprie idee) e, nel caso, lavorare anche a ritroso, dalla conclusione all’inizio del romanzo (es. romanzi mistery).
La differenza tra RACCONTO e ROMANZO sta tutta nell’ampiezza, nel romanzo infatti possiamo avere storie secondarie che comunque non devono mai risultare slegate rispetto alla storia principale. I SUBPLOTS possono connettersi alla storia principale come SUBPLOTS che aiutare a definire IL CONTESTO SOCIALE (il contesto non è mai un personaggio ma può assumere valore simbolico nel testo e si lega chiaramente alle azioni dei personaggi come causa ed effetto); SUBPLOTS che aiutano a perfezionare la PREMESSA TEMATICA o ancora SUBPLOTS che mirano a portare avanti LA TRAMA.
Un’altro elemento importante è l’ANTICIPAZIONE (sottile o chiara) detta anche FORESHADOWING, cioè sostanzialmente ogni punto del testo che prepara il lettore a quello che accadrà dopo. Permette di rendere credibili fatti bizzarri futuri o strane coincidenze (ma l’anticipazione deve avere anche una funzione nel presente, penso ad es. a “Io non ho paura”, il momento in cui il padre fa il gioco del tocco del soldato col figlio nel cap. 1, gioco che verrà ripreso al termine del libro quando il padre dovrà andare ad uccidere il rapito ma troverà e ferirà il figlio); permette di creare suspence (più il lettore sa, più vuole sapere) e impone unità alla narrazione.
Parlare di NARRAZIONE o SCENA non è la stessa cosa. La narrazione è un sommario degli eventi (il tempo della storia è più ampio del tempo del discorso, ANISOCRONIA), permette di “dire” molte cose in poco tempo e di commentare. La scena invece permette di drammatizzare, di “mostrare”, il tempo della storia è uguale al tempo del discorso (ISOCRONIA o MIMESI) e questo aumenta il coinvolgimento e migliora la caratterizzazione del personaggio.
Il FINALE è chiaramente un altro elemento di spicco del romanzo, deve risolvere il conflitto principale ed essere coerente con la premessa tematica (può essere lasciato un po’ ambiguo a discrezione dell’autore e lasciare quindi spazio interpretativo al lettore); può essere in forma di EPILOGO se all’inizio del romanzo c’era un prologo o se si vuole parlare di personaggi secondari nel caso in cui il climax sia avvenuto nel penultimo capitolo. Le coincidenze meglio evitarle, a meno che non siano state preparate adeguatamente dalle anticipazioni, perchè è meglio che sia il personaggio stesso a guadagnarsi il finale che si merita.

Quando si vuole scrivere un romanzo è sempre adeguato pensare a una prima stesura, la quale deve essere accantonata per un po’ di tempo ed essere poi rivisitata in una seconda stesura in cui si controllano trama, personaggi, punto di vista, linguaggio e stile (revisione totale) ed infine non deve mancare la lettura da parte del pubblico per vedere che in tutte le scene sia presente un conflitto, che i dialoghi e personaggi siano credibili e che il libro non inizi troppo presto rispetto alla storia che si vuole raccontare.

IL PUNTO DI VISTA
Il punto di vista è la coscienza che filtra la narrazione, la posizione del narratore che racconta le azioni del personaggio. Ha diverse funzioni: aumenta l’identificazione fra lettore e autore, fa fluire la narrazione, aiuta a dimostrare la premessa tematica, intensifica il piacere della lettura, permette di “mostrare” e non “dire”, influenza le opinioni del lettore e influenza il veicolare delle informazioni.
Ci sono 4 tipologie di punti di vista.

1) OMODIEGESI cioè LA PRIMA PERSONA, punto di vista interno al personaggio. Può essere INTRADIEGETICO (autobiografie o diari) o EXTRADIEGETICO (bambini o persone che non capiscono perfettamente quello che accade loro intorno). E’ sempre un punto di vista limitato e può anche essere inattendibile. Permette il coinvolgimento del lettore (l’io parla con noi, usando il voi o il tu, nel caso di romanzo epistolare); può essere colloquiale o formale; può essere o meno il personaggio principale e può mescolarsi con la 3 persona (nel caso ad es. di un percorso di scoperta di se stesso da parte del personaggio).
Per superare i limiti della visione in prima persona si possono raccontare storie nelle storie (persone che raccontano storie al personaggio), usare lettere o diari o il PUNTO DI VISTA ATTRIBUTIVO, cioè il personaggio immagina cosa sia potuto accadere quando lui non era in scena.

2) LA SECONDA PERSONA il personaggio parla a se stesso, il tu coincide con l’io, il lettore viene lasciato fuori come un voyeur che origlia il monologo del personaggio con se stesso, punto di vista narcisistico

3) ETERODIEGESI cioè LA TERZA PERSONA, si parla di un LUI o LEI o il personaggio viene chiamato con un nome proprio. E’ un tono più distaccato ed estraniante rispetto alla prima persona, ma c’è più libertà di movimento e di conoscibilità dei fatti per il lettore.
La terza persona può essere SINGOLA (se è nella testa di un’unico personaggio, quindi permette il sogno narrativo, l’intensità della prima persona) o MULTIPLA (nella testa di diversi personaggi, questo può mettere in difficoltà il lettore, quindi il cambiamento deve essere necessario alla trama, apportare ulteriori significati e avvenire nei cambi di scena).
La terza persona può essere LIMITATA (alle conoscenze del personaggio) o ONNISCIENTE / INTRADIEGETICA (può vedere tutto dall’alto e sapere tutto, essere quindi sempre credibile). La terza persona extradiegetica (che guarda ma non intepreta e non sa) veniva usata soprattutto nelle Scuole dello Sguardo, nei periodi di maggiore avanguardia (anni ’50 e ’60).
Se onnisciente, la terza persona può essere PERSONALE (sin dall’inizio del romanzo si palesa e mostra la sua identità, ad es. questo si aveva nei romanzi del 1800 e 1900 con intento metanarrativo) o IMPERSONALE (non dichiara la sua identità, è una voce astratta e non coinvolta).

4) PUNTI DI VISTA ESTERNI riprendono quello che accade in modo neutrale, è il lettore a trarre le sue conclusioni.

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Responses

  1. ciao Lary, cercavo qualche appunto su Calabrese e mi sono imbattuta nel tuo wordpress!!
    Hai fatto un buon lavoro che risulta molto utile! A saperlo prima…cmq io devo ancora sostenere la parte con Calabrese mentr Cap. rosso già fatta. Mi chiedevo come mai non hai postato nulla sul libro di Ammaniti o sulle figure retoriche…
    ciao e complimenti ancora!
    Sara C.

  2. Ciao Sara che piacere vederti sul mio blog!! come stai?? mah qui sul blog avevo pubblicato alcuni appunti degli esami di Calabrese e Dusi più che altro… su Ammaniti e figure retoriche non avevo messo nulla perchè più che altro ho fatto i riassunti dei libri teorici!!! Spero cmq che ti siano utili!!!

  3. Si, si certo…spero di “farmi viva” per la vostra laurea…un grosso in bocca a lupo…


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