Pubblicato da: lary1984 | novembre 28, 2008

I blog e la pubblicazione accademica: quali nuovi scenari?

Il blog è una via praticabile nei confronti della didattica e, in generale, della pubblicazione accademica? E’ una domanda che mi sono posta durante tutta la tesi di laurea (e le fasi precedenti) e che continuo tuttora a pormi a distanza di meno di 20 gg. dalla discussione. Dovrò sfruttare quei pochi minuti a mia disposizione per rendere interessante e piacevole il mio discorso, ma soprattutto dovrò convincere la commissione della validità delle mie tesi per cui il blog a scopo educativo può realmente essere un passo avanti nel processo di apprendimento.

Grazie, come sempre, ai consigli del prof. Alessi, mi capita fra le mani un interessante articolo di Terry Anderson “Blogging as Academic Publication” apparso sul blog dell’autore “Virtual Canuck” all’interno della piattaforma di Edublogs.org.  L’articolo si rivela sin dalle prime righe estremamente interessante: Anderson è un docente a tempo pieno, si occupa di tecnologie dell’educazione e, soprattutto, fa parte della generazione dei “pubblica o muori” (publish or perish). E’ un punto di vista particolarmente interessante per rivisitare l’argomento della mia tesi di laurea.

Secondo Anderson, il blog a scopo didattico è caratterizzato da un particolare stile di scrittura, un mix di colloquiale e giornalistico, che “umanizza” i contenuti accademici. Su questo sono completamente d’accordo, un po’ meno invece sul fatto che l’autore continui a scrivere in modo semi-formale perchè viene letto soprattutto da accademici: se il vantaggio dei blog, che semplificano la vita e permettono maggiore comunicazione tra autore e lettori viene annullato, allora perde un po’ di senso la pubblicazione tramite blog… Secondo me, chi usa un blog deve un minimo adeguarsi allo strumento e dunque alla semplificazione, alla sintesi e alla maggiore interattività permessa: come dice Ruth Reynard, occorre un cambiamento di atteggiamento del docente verso la materia…

I blog permettono una pubblicazione immediata, quindi il tempo impiegato per il controllo da parte dell’editore e la peer-review viene praticamente azzerato, inoltre i post nel blog sono soggetti ai commenti diretti degli utenti e ai link provenienti da siti e blog esterni. Secondo Anderson però la qualità di queste repliche non è sempre elevata: ci sono molti messaggi spam, alcuni commenti ridotti a una frase, spesso sono repliche che derivano da utenti che non conoscono la materia… le risposte nei blog tendono quindi a essere troppo generali e non autorevoli. Questo è vero ma è nella natura dello strumento stesso essere esteso a tutti gli utenti del web, piuttosto che solo ai professionisti, questa diffusione comporta risposte meno particolareggiate e utili, ma aumenta notevolmente le prospettive culturali in gioco, ad un livello molto superiore della normale pubblicazione cartacea.

Mi piace l’immagine che dà Anderson in merito all’uso del blog come forma di ego-writing, cioè di aumento della fiducia in se stessi e della propria importanza scientifica. Egli sostiene che “Publishing on the blog is like throwing a big rock in a lake. The initial splash is terrific and unlike a similar thrilling splash from holding the first copy of a paper publication, the ripples keep expanding and washing back on the shore“. E’ proprio questo l’enorme vantaggio dato dalla diffusione dei blog: il poter condividere ed espandere le proprie idee ad un pubblico enorme che può amplificare ed estendere la portata del target a sua volta. Il blog non ha la certezza di rimanere visibile in modo permanente (anche se in realtà io dubito di questa cosa visto che esistono i permalink), mentre invece gli editori garantiscono questa permanenza per gli articoli accademici cartacei, ma il blog può essere indicizzato da svariati motori di ricerca in modo anche incrociato, mentre l’articolo è più difficile da trovare o comunque è spesso disponibile su un’unica fonte.

Riguardo al valore di una pubblicazione accademica su blog, l’autore sottolinea che “it is almost un-arguable that self publishing on a blog does not carry anywhere near the academic value as publication in a peer reviewed journal“, ma questo modo di vedere le cose, come anche Anderson puntualizza, sta cambiando: esistono sempre più spesso premi speciali per i blogger, conferenze, pubblicazioni ad hoc che possono contribuire ad aumentare il prestigio di una personalità accademica (un giorno forse potrà costruirsi una fama di accademico anche una persona che lavora o fa ricerca solo tramite blog?).

Nonostante su alcuni punti non sono d’accordo con Anderson, approvo però la conclusione del suo discorso e auspico che possa diventare sempre più apprezzata all’interno degli ambienti accademici. “The peer-reviewed article is usually longer, more formal, more polished and more substantive, but the blog posting is more responsive, immediate and timely. I think both are useful tools in academia and blogs are emerging as an important way for academics to move their work outside of the academy in ways that are very cost effective and that can meet the needs of important new audiences“.

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