Pubblicato da: lary1984 | febbraio 7, 2009

I falsi miti di “Scienze della merendina”

L’altro giorno leggevo questo post sul blog di Cordef, “Che lavoro fanno i laureati del 2008?“, discussione a cui ho partecipato in prima persona, visto che sono laureata e occupata da poco, e ho letto con grande attenzione i commenti pervenuti. In particolare, mi sono soffermata su quello di Piero che scrive “Io ho paura che la nostra laurea in comunicazione, che viene chiamata da molti Scienze dell’aperitivo o Scienze della merendina, sia vista molto male o non venga ben recepita dalle aziende italiane“.

Ecco a dire il vero, anche se pure io avevo questo pensiero come studente, la mia esperienza è stata un po’ diversa.

Durante il secondo colloquio che mi è capitato di fare in una grande azienda reggiana, la “scrutinatrice” mi ha palesemente fatto capire che la nostra laurea, proprio per il fatto che è così ampia e variegata nei contenuti, è adattabile a qualsiasi campo o settore all’interno di una azienda. Le parole testuali sono state: “Con la tua laurea, posso metterti dove voglio” (peccato che poi dopo un mese l’azienda mi ha scritto una lettera dicendo che non aveva più bisogno di me, ma questo è un altro discorso…).

Anche quando ho effettuato il colloquio che poi mi ha permesso di trovare il lavoro alla redazione di Reggio24Ore, la mia esperienza (seppur basilare) come blogger e il mio titolo di studio hanno avuto una grande importanza, così come la tesi.

Io credo che alcune false storie sull’inutilità della laurea in Comunicazione siano da sfatare. Il principale svantaggio è che ci sono troppe materie puramente teoriche (come sociologia o semiotica) e poche ore di lavoro pratico (montaggio, riprese, lavoro giornalistico ad esempio) che invece sarebbe più apprezzato sul luogo di lavoro. In ogni caso, la preparazione estesa e generalizzata permette di avere una visuale molto più ampia e un punto di vista non troppo ristretto sui contenuti, questo ci dà una marcia in più nello studio e nel lavoro. Non è vero che si studia poco (dipende sempre da che media si vuole ottenere) e non è vero che siano materie di settori non sfruttabili, perchè la comunicazione, soprattutto online (parlo per i laureati di nuovi media come me), è un campo in evoluzione e in espansione anche nelle realtà locali (Reggio24Ore ne è un esempio). Quello che posso consigliare ai laureati o laureandi è di mettere in pratica quello che si è imparato con un sito, un blog o un social network, è un tipo di esperienza che i datori di lavoro (con una marcia in più) tengono particolarmente in considerazione per l’assunzione nel campo comunicativo nel Web.

Annunci

Responses

  1. Perfettamente d’accordo con te… e un po’ la stessa cosa di chi faceva il Liceo classico, quante volte mi sono sentito dire, “Latino e greco? E che ci fai? Non è meglio un tecnico così impari qualcosa di pratico?”. E adesso ringrazio il classico per la “forma mentis” (come diceva la mia prof.) che mi ha dato e che mi serve moltissimo nel lavoro!

    Alla fine comunque dipende sempre dal tipo di lavoro che vuoi fare e dalla grinta che ci metti per raggiungere il tuo obiettivo…

  2. Credo che fare un tecnico alla superiori sia cmq utile, io ho fatto un tecnico e poi un umanistico: il tecnico mi ha dato la pratica e conoscenze economiche (utili quando facevo la normale impiegata presso la commercialista) invece l’umanistico mi ha dato quella teoria che non avevo e quella forma mentis che la rigidità del tecnico non permetteva di acquisire… credo sia sensato mescolare un po’ i due campi, per me è stato utilissimo!!

  3. Ma il problema è appunto che molte facoltà si fanno un brutto nome proprio perchè si fa troppa teoria e troppa poca pratica… per questo molti pensano che siano facoltà sostanzialmente “inutili”.
    Stranamente un giusto equilibrio all’interno delle facoltà non l’ho mai trovato!

  4. come saprai, Bruno Vespa il 19 gennaio ha detto la sua su sdc:
    http://www.socialmediamarketing.it/vespa-la-comunicazione-ed-il-preside-di-sdc/

  5. “Scienze della merendina” non la sapevo, io ero rimasta a “Scienze della disoccupazione”!
    Non ho mai condiviso questo stereotipo, anche perchè altrimenti non l’avrei scelto come corso di laurea! E uno dei motivi della mia scelta è appunto la varietà di materie e la possibilità di esplorare tanti ambiti.
    Certo, rispetto a lauree come ingegneria e simili fa molta meno presa sulle aziende, ma di profili che si avvicinano al nostro titolo di studi ce ne sono diversi e non solo legati al web. Grazie a Dio la comunicazione ha tante sfaccettature!
    Il problema principale ora, più che trovare un lavoro in tema, è trovare un vero lavoro!
    Mi fa rabbia: tutti dicono di puntare sui giovani e poi quello che passa al convento sono solo contratti a progetto ripetuti e pagati una miseria. Non abbiamo nemmeno il diritto di ammalarci!
    Ora come ora devo ritenermi fortunata ad avere un lavoro… anzi due. E per fortuna che non ho una salute cagionevole!
    “Che amarezza…”

  6. Caro Hamlet non mi stupisco della frase uscita dalla bocca di Vespa… i suoi pensieri mi sono spesso oscuri e prostrati al potere… la solita critica alle facoltà umanistiche che ci propinano in ogni salsa, sarà pure vero che sono meno utili o utilizzabili di quelle scientifiche ma sono altrettanto degne di considerazione, perchè non sfornano imbecilli ma laureati, anche se di diverso stampo rispetto agli ingegneri o ai matematici…

  7. A causa di una cugina/testa di vitello ho scoperto anch’io questo degradante termine.

    Rimanere impassibile mi sembrava accettare e dare credito a questa falsità: ecco il mio attacco al vetriolo, giusto per far chiarezza 😉 : http://cobain86.wordpress.com/2008/12/08/universita-delle-merendine/ .

    Buona lettura!

  8. HAHA..tanti commenti negativi sulla facoltà mi sono arrivati anche a me…ma tante volte mi sono detta “ma per fortuna che io ho imparato a comunicare” (anche se faccio CM)… a me piace quello che ho studiato anche se a volte non è stato semplice e anche se altre volte la pratica è stata poca ma sono contenta, mi rendo conto di saper parlare e fare calcoli, altri non per discriminarli ma sanno fare solo calcoli(..nella vita c’è anche altro 😀 😀 ).

    Mi piacciono le sfaccettature del mondo della comunicazione anche se questo può essere una cosa a suo sfavore considerando i commenti che ci sono arrivati ma anche il fatto che la maggior parte delle persone vuole la cosa sempre uguale fissa..il sapere che esistono le sfaccettature e il saper o cercare di capirle secondo me ti apre la mente!..buona serata!!!!

  9. Fantastic debate.. this has been going on since I was in College back in the 70’s. I studied Philosophy and Business Administration together.. which in the day was a sort of Humanistic / Pragmatic approach to education..but was NOT career based.

    I have worked in advertising, teaching, copywriting, translating, voice-overs, interpreting, research, and organizing courses for industry, hospitals, banks and more. I have been relatively successful in all, not economically , but in terms of meaningful, interesting work.

    I was able to do this because I studied philosophy which furnished literacy ( critical reading and writing skills ) and insatiable appetite for reading , learning , experimenting, questioning. My business buddies were memorizing formulae for the exams and learning now defunct computer languages.. they are well off ( with failed marriages, ulcers, stress and major mid-life crises.. BECAUSE they never did what they had a passion for. Those in Italy who did Liceo Classico then something career oriented at Uni. or did Technical in High School and something humanistic in College are: the easiest and most valued potential employees because they can be trained to do anything , and think on their own two feet.

    Those who go to Univ for TRAINING ( immediately applicable skills which will be obsolete in 5 years ) are kidding themselves. Those who go to Univ to satisfy a craving for exposure to ideas, concepts, theories, and at the same time are required to apply them and compare and contrast and debate their value.. will always have a place in ANY sector. They will be the decision makers and not the order takers.

    SCE ( SCO and MOI ) are a happy medium of theory and practice for entry level in the small to medium level Italian industry.. much more than Economia Commercio. You will have to compete with Lingue, Lettere, Sci Pol, Philos, Socio, Pyscho for jobs.. but yours is the most balanced in my opinion.

    Never confuse TRAINING and JOB skills for the purpose of going to Univ. that is the major mistake. Jobs change, your mind needs to be flexible, adaptable and highly literate.. be able to READ and WRITE well. That is what is required of most jobs.. and is missing in most Corso di Lauree.

    Glenn Alessi

  10. Bellissimo commento prof. Alessi, solo ora ho tempo di leggerlo con attenzione e sono assolutamente d’accordo e assolutamente felice di sentirlo dire da una persona di esperienza e conoscenza che la nostra laurea abbia una marcia in più. Un mix di competenze teoriche e conoscenze tecniche che può aiutare nella flessibilità.
    Sono da poco entrata nel mondo del lavoro e posso assicurare a tutti che la flessibilità e la capacità di ragionamento veloce, oltre che la capacità di imparare e adattarsi rapidamente, sono aspetti essenziali e apprezzati.
    Non voglio aggiungere altro, perchè il prof. Alessi ha spiegato tutto molto bene e in modo più preciso di quello che avrei potuto fare io.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: