Pubblicato da: lary1984 | marzo 20, 2009

La campagna di comunicazione del Pd a Reggio

Ieri sono andata alla conferenza stampa del Pd a Reggio in occasione della presentazione della campagna comunicativa per le elezioni 2009.  Sono stati mostrati alla stampa i nuovi manifesti elettorali (che costituiscono però solo la prima fase del percorso comunicativo del partito) e le cartoline che verranno distribuite in lungo e in largo nei luoghi pubblici e di lavoro. In merito ho scritto un articolo sul sito del giornale dove lavoro (dove potete trovare anche la photogallery dei manifesti): leggi l’articolo su Reggio24Ore.com.

La cosa che più mi ha colpito in negativo della presentazione è stato il riferimento ai social network. Il segretario, Giulio Fantuzzi, ha infatti dichiarato che questi strumenti di socialità in Rete non vanno considerati come “miti”, il loro ruolo per l’istituzione-partito non è di grande valore, mentre funzionano solo in una veste “personale”, quindi in modo indiretto (se utilizzati dal singolo candidato come persona e non dal partito come gruppo politico in sostanza). Il Pd preferisce puntare sul contatto diretto con le persone e sulla tradizionalità e il radicamento sul territorio. Personalmente, anche se approvo il fatto di voler dialogare faccia a faccia con la gente, credo che il rifiutarsi di usare attivamente come partito i social network impedisca lo svecchiamento della formazione politica e impedisca di raggiungere soprattutto gli strati più giovani della popolazione che ormai vivono sul Web. Lo trovo un discorso, quello di Fantuzzi, un po’ arretrato e limitato, di una persona che non usa Internet e non conosce le enormi potenzialità del mezzo. E’ vero che il Pd non ha bisogno di farsi conoscere; è vero però che necessita di ampliare il suo consenso a una platea meno anziana e necessita di rendere realistiche le sue prospettive di rinnovamento rivolgendosi anche ai giovani e interagendo con loro.

Gli aspetti positivi della campagna, invece, l’accento sulle immagini, piuttosto che sulle “facce” (la strategia dei “faccioni” è stata usata praticamente da tutti gli altri avversari politici), e l’importanza data alla reggianità, al cosiddetto “Made in Reggio”. Credo che sia un ottimo modo per avvicinare i cittadini alle proprie origini e alla propria cultura, anche se ancora una volta c’è la non volontà di espandersi e di raggiungere fette nuove di elettorato, gli immigrati del Sud, gli stranieri e chi non condivide l’esperienza e la tradizione reggiana.

Credo che, anche se a Reggio il Pd è uno di quei partiti considerati “imbattibili”, occorra una strategia meno antiquata e più vicina al nuovo se davvero si vogliono ottenere risultati superiori al previsto. Le idee ci sono, qualche faccia giovane si è vista, ma non è sufficiente per dare un’idea meno “vecchia” dello schieramento politico. Serve innovazione, quella che Obama è riuscito a portare in America.

[Sull’argomento consultare anche l’editoriale di Nicola Fangareggi]

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