Pubblicato da: lary1984 | marzo 25, 2009

Largo ai giovani… ma è davvero così?

Mi è capitato di leggere casualmente questo articolo di Lorenzo Salvia comparso su Corriere.it del 19 marzo 2009 “L’Italia non è un paese per giovani“, un articolo che parla di laureati, lavoro, condizioni economiche e occupazionali, ricambio generazionale e rapporti tra politica e giovani. Naturalmente, per una persona che ha appena iniziato a lavorare dopo la laurea come me, un articolo di questo genere risulta particolarmente importante e “drammatico”, vista la situazione tragica entro cui sono dipinti i giovani nel mondo del lavoro contemporaneo.

Si fa tanto parlare di innovazione, apertura ai nuovi media e alle fresche menti delle giovani generazioni, o di società “moderna”, ma in realtà, ed è palese agli occhi di tutti, in Italia ancora a governare sono le vecchie generazioni. Il mio è stato un caso fortunato, ho trovato un’occasione di lavoro interessante e in cui si è puntato su noi ragazzi appena laureati e con grandi prospettive per il futuro, ma è stato solo un caso, perchè in numerose altre situazioni ho toccato con mano che la propria “freschezza” non paga.

Qual è la prima impressione di un laureato che entra in contatto con il mondo del lavoro?

Manco di esperienza! Nella maggiorparte degli annunci di lavoro si chiede un candidato con esperienza nel campo (anche pluriennale), ma come si fa ad acquisire esperienza se nessuno vuole investire sulle menti fresche?! Spesso ignorano il tuo CV se non hai un minimo di lavoretti fatti in passato (possibilmente legati all’attività che ti offrono) e sono pochi quelli disposti a riporre fiducia in un laureato con tanta teoria e poca pratica alle spalle… credo sia questo il punto chiave: bisogna dare più fiducia ai laureati!

Quante menti sorpassate! Quando entri per la prima volta in un luogo di lavoro sconosciuto, spesso ti accorgi che le tue conoscenze e competenze sono completamente ignorate dagli impiegati. Alcuni stampano ancora le mail, altri non sanno cosa sia Mozilla Firefox, altri ancora si perdono nei meandri di Word o Excel o ancora non capiscono cosa sia un blog. E ti senti un extraterrestre perchè questa tua prima impressione viene nel 90% dei casi confermata e acuita nel corso del tempo. Aprite la mente a quello che può insegnare un laureato!

Il disordine regna sovrano… Se eravate abituati a gestire in modo ordinato e pulito i vostri “ferri” del mestiere, vi accorgerete che spesso nei luoghi di lavoro non funziona nello stesso modo! Carte e cartacce, stampe inutili, documenti rintanati chissà dove, ma soprattutto “disordine mentale”, mille impegni da ricordare, scadenze, mille cose da fare al minuto, così che diventa difficile programmare e mantenere gli impegni nei tempi e nelle modalità previste. Per esperienza personale, è tutta questione di “forma mentis”, dopo un certo periodo si impara a sopravvivere al caos fisico e spirituale.

Questi sono i primi tre pensieri che ho avuto le poche volte in cui sono entrata in contatto con diversi luoghi di lavori, ma, a vantaggio della mia occupazione attuale, devo dire che ora mi trovo molto meglio e non ho avuto queste sgradevoli impressioni! Grazie a Internet, la carta non è più un problema e l’investimento sui giovani qui è la chiave del successo.

Raccontatemi le vostre esperienze 🙂

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Responses

  1. Non è assolutamente scontato ciò che dici riguardo al disordine (fisico, ma soprattutto mentale).

    Fino a quando si lavora “da soli”, da freelance o in una qualche semi-autonomia riesce sempre facile avere il quadro generale ben chiaro e con i bordi definiti.

    Ma quando si entra in ambienti di lavoro più complessi, o peggio ancora ci si trova a coordinare e gestire il lavoro altrui la questione diventa molto, molto più impegnativa.

    Ma poi si riesce a trovare comunque il proprio equilibrio 🙂

  2. Ciao lara, come stai?
    E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che mi sono fatto vivo!
    Grazie per il messaggio che avevi lasciato sul mio blog, sei stata carinissima!
    Quello che racconti tu e’ l’immagine di chi entra nella realta’ lavorativa, soprattutto per chi e’ giovane ed ha una buona conoscenza di cio’ che lo circonda, che siano mezzi informatici o no.
    Chi lavora da tempo si fossilizza, soprattutto coloro che fanno un lavoro ripetitivo e spesso non appagante…
    Non e’ per tutti cosi’, ma ad esempio nella mia esperienza lavorativa ho potuto notare questa cosa e spesso se provi a spiegargli qualche novita’, ti guardano strano…
    La societa’ corre, ma chi ci lavora passeggia se e’ vero quello che diceva l’articolo, che l’Italia non e’ un paese per giovani.

    Il problema e’ che pero’ non resteremo giovani a vita…

  3. É vero ciò che dici, per fortuna che alcune banche nei laureati ci credono ancora: l’Unicredit ha lanciato un concorso (–> http://cobain86.wordpress.com/2009/03/23/youmaster-contest/ ) dove raccontare la propria vita da studente. Premio un master da 10.000 euro pagato, mica male no?

    Se solo anche gli altri datori di lavoro si rendessero conto del potenziale inespresso che (alcuni) neolaureati hanno in sè…

    Marco

  4. Ciao!
    mi chiamo Pasquale e sono passato qui di passaggio…cercavo qualcosa che avesse ad oggetto la celebre frase “largo ai giovani”…
    …ho trovato questo blog…che rafforza quello che io sto cercando di fare nel mio piccolo paese…portare avanti l’innovazione e le competenze dei giovani a discapito dei vecchi sessantottini che non si riescono più a scollare le poltrone dai pantaloni!

    Amici, il futuro è il nostro…cosa aspettiamo a prendercelo???


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