Pubblicato da: lary1984 | aprile 11, 2009

Quando la disperazione fa audience…

Ho voluto aspettare a scrivere questo post, non mi sembrava il caso di fare polemica all’indomani di una terribile tragedia come quella in Abruzzo e, a proposito di questo, voglio sottolineare che sono vicina a tutti i cittadini colpiti da questo disastro e che posso immaginare quale spavento e paura abbia causato un terremoto così potente. Nel 1996 quando qui a Reggio la terra tremò, portando diversi danni soprattutto a oggetti più che persone, fu per me una giornata veramente da dimenticare (l’epicentro era verso Bagnolo, dove io abito) e così anche tutte quelle successive con le relative scosse di assestamento e tengo a dire che qui la scossa fu molto più lieve che in Abruzzo…

Anche se solitamente non guardo i programmi quali Matrix e Porta a Porta, mi è capitato di vedere quest’ultimo la sera della vicenda, anche perchè in tv non c’era altro (come è giusto che sia). Ad un certo punto, Vespa passa la parola a un’inviata a Onna (paese tra i più colpiti dal terremoto) e vengono intervistati due testimoni diretti della vicenda, i quali hanno perso la casa e uno anche il figlio giovane. Questi poveretti, disperati e senza più alcun avere, cosa potevano mai dire alle telecamere? Entrambi scoppiano in un pianto carico di angoscia e chiedono aiuto all’Italia e al Governo, un grido di dolore che per quei 20 minuti ha trasportato il pubblico da casa dentro quei terribili fatti.

Ho trovato queste scene sinceramente poco rispettose del dolore privato di questa gente, trasformato per l’occasione in spettacolo e in reality, ho trovato questo modo di fare giornalismo di cattivo gusto. Mi sta bene l’inviato nei luoghi di guerra o nei luoghi delle tragedia, mi sta bene il reportage verità e il disastro in presa diretta, ma quando si entra nei sentimenti della povera gente e si usano queste emozioni per fare audience, questo non mi sta più bene.

Credo che ci sia (o meglio, ci debba essere) un limite nel mettere in piazza le emozioni, i sentimenti e le disgrazie altrui e questo limite stia nel buon senso e nella capacità di capire dove si esagera per una volta senza pensare alle esigenze di share e ascolti. Voi che ne pensate? Cosa vi ha dato fastidio del giornalismo durante questi giorni tragici?

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