Pubblicato da: lary1984 | maggio 1, 2009

Il mio “primo” 1° maggio da lavoratrice

Quest’anno è la prima volta che festeggio il 1° maggio in veste di lavoratrice e non di studente. E’ per questo che sento ancora più vicino, più di quanto mi sia mai accaduto, questa festa. Ne sento maggiormente il valore e il significato, capisco di più le lotte e gli sforzi della categoria dei lavoratori e sostengo i loro diritti.

Quest’anno è un anno difficile per tutti. Con la crisi economica mondiale è difficile tenersi il lavoro, figuriamoci trovarlo, per questo auguro a tutti i freschi laureati di essere fortunati e di trovare una possibilità che li renda felici sulla loro strada. Occorre però tanto impegno, spirito di adattamento e anche la sopportazione di estenuanti orari e compiti da svolgere per stipendi non troppo elevati, a volte quasi nulli. Non è facile trovare un’attività legata a ciò che si è studiato e, se la si trova, occorre perseguire un lungo cammino di gavetta e accettare condizioni contrattuali non particolarmente favorevoli. E’ una sfida e, come tale, bisogna affrontarla. Bisogna crescere, misurarsi con il mondo del lavoro (molto diverso da quello universitario) e dimostrare il proprio valore e le proprie capacità.

A parte il duro lavoro, ci sono grosse soddisfazioni, dovute ai risultati delle proprie fatiche, ai cenni di approvazione dei superiori, ai traguardi personali che si riescono a compiere (come il superamento di paure e dubbi) e soprattutto aumenta l’autonomia e la responsabilità. Il passaggio al mondo del lavoro credo sia il vero momento in cui si sancisce il divario fra la giovinezza e l’età adulta. E’ nel momento in cui si entra in una nuova realtà che si capisce davvero quali competenze e vantaggi si sono maturati nel corso degli anni e quali difficoltà restano da superare.

Se devo fare un bilancio estremamente semplificato del mio passaggio dall’età universitaria/scolastica all’età della maturazione, ho scoperto in me un grosso svantaggio, quello della mia costante carica adrenalinica / agitazione / ansia, chiamatela come volete, che può essere un segno negativo dal punto di vista della salute, della paura di sbagliare e delle responsabilità, ma che si è trasformata anche in un punto di forza nell’affrontare situazioni in cui il tempo e il coraggio giocano un ruolo fondamentale. Ho notato anche un cambiamento dalla timidezza della mia adolescenza all’esuberanza attuale, che mi ha aiutato nei rapporti con le persone e nel superare le paure.

Nei primi mesi di lavoro, anche se faticosi, ho imparato molto e traggo un bilancio positivo dell’esperienza. Sono una delle forse poche persone soddisfatte in questo momento del proprio lavoro e oggi lo festeggio con gioia, ma sono pronta il prossimo anno a trarre un nuovo bilancio, a capire cosa migliorare e cosa acquisire. Intanto, in bocca al lupo a tutti i lavoratori perchè questo periodo di crisi passi velocemente e torni un sentimento positivo verso il lavoro!

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