Pubblicato da: lary1984 | settembre 13, 2009

“Si può fare”, un film sulla follia socialmente utile

Si può fare - il filmIeri sera a Cinetica, la notte del cinema a Reggio Emilia, ho avuto la grande fortuna di vedere il film “Si può fare“, pellicola di Giulio Manfredonia del 2008 con Claudio Bisio. Si tratta di un film ispirato alle storie vere delle cooperative sociali nate negli anni ottanta per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, in particolare a quella della cooperativa “Noncello” di Pordenone. Il lungometraggio è dedicato alle oltre 2.500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30.000 soci diversamente abili che vi lavorano.

Credo che sia una pellicola che andrebbe assolutamente mostrata nelle scuole, ma anche nei grandi cinema e multisale di massa, cosa che spesso non avviene perchè si pensa non ci sia “mercato”. Credo, invece, sia uno spunto di grande riflessione, sapientemente interpretato da tutti gli attori coinvolti. Uso il mio blog per diffondere il più possibile la conoscenza di questo ottimo prodotto cinematografico italiano.

La trama da Wikipedia (spoiler!!):

Claudio Bisio è un sindacalista che, dopo la scrittura di un libro mal giudicato dal suo editore, viene trasferito alla Cooperativa 180, una delle tante sorte dopo la Legge Basaglia per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi. Dopo gli attriti iniziali coi pazienti, e in seguito alle dimissioni del direttore, viene a conoscenza delle storie personali dei pazienti. Decide di far capire loro il vero spirito di una cooperativa. Ascoltando le idee di tutti, decidono di diventare posatori di parquet. Dopo il primo lavoro, fallito per inesperienza, riescono ad ottenere un appalto in un atelier d’alta moda. il giorno della scadenza della consegna, finisce il parquet. Luca e Gigio decidono così, vista anche la propria abilità artistica, di usare gli scarti per realizzare un pannello artistico e coprire così l’intero pavimento. L’idea, oltre a venire molto apprezzata, si fa strada, e con i fondi ottenuti i soci si trasferiscono in una nuova sede, ottenendo sempre più appalti. Quando tutto sembra andare per il meglio, e Gigio ha una storia con una ragazza “normale”, avviene un incidente: a una festa in casa della fidanzata, Gigio si rifiuta di mangiare una torta, sostenendo che sia avvelenata perché fatta in casa. A seguito di ciò si suicida e il fatto viene imputato anche alla riduzione elevata dei farmaci. Nonostante ciò, e grazie all’aiuto dell’ex direttore, la cooperativa ottiene un appalto a Parigi, per tutte le nuove fermate della metropolitana. Il film si chiude con una panoramica della cooperativa che mostra i nuovi soci e i pannelli prefabbricati, dei quali sono prodotti ormai moltissimi tipi.

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