Pubblicato da: lary1984 | ottobre 15, 2009

Pubblicità televisiva e simboli istituzionali

Prendo spunto da una discussione che si è scatenata ieri su Facebook tra me e alcune amiche.

Da qualche giorno è possibile vedere in tv un nuovo spot di Calzedonia, ormai famosa per un certo stile pubblicitario che mira a colpire nel profondo i telespettatori e a trasmettere valori, in cui viene utilizzato come jingle l’Inno di Mameli in versione modificata. In pratica, è cantato da una voce di donna, con un ritmo lento e delicato, accompagnato da immagini di vita quotidiana che ripercorrono il testo (s’è desta/s’è svegliata; elmo/casco; chioma/capelli; Iddio la creò/bambina). Un insieme di collegamenti metaforici dunque che avvicinano il testo dell’Inno alla vita di ognuno di noi e, in particolare, delle donne.

Allo stesso tempo, si ripercorrono nello spot anche i significati della vecchia pubblicità, cioè il percorso dell’esistenza dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta, sempre “in compagnia” delle calze Calzedonia. Uno spot che aveva veramente colpito nel profondo i telespettatori, compresa me.

Ora però mi trovo in totale disaccordo con la strategia del nuovo spot. Credo, infatti, che utilizzare simboli istituzionali come l’Inno di Mameli, piuttosto della Costituzione per fare un esempio, per fini puramente commerciali sia di cattivo gusto, ancora di più se storpiati ad arte per arrivare ad ottenere un risultato emotivo.

Credo che su certi simboli non si possa, per così dire, “scherzare”. Dietro a un inno c’è qualcosa di più di una semplice “canzone”, c’è una marea di significati storici, politici e culturali. E anche se qualcuno pensa che l’Inno di Mameli sia solo un inno adottato provvisoriamente (quindi, in teoria, non ufficiale), resta il fatto che è diventato a tutti gli effetti l’inno degli italiani e non può essere ridotto a un banale jingle pubblicitario. Ditemi la vostra.

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Responses

  1. ciao lary1984, trovo interessante il tuo blog e così ho pensato di porti il mio attuale punto di vista su questa pubblicità che ha subito destato in me una serie di situazioni interiori.
    Se si nota l’inno presenta una melodia che crea sensazioni di dolcezza e rilassatezza mentre la versione che conosciamo tutti induce una carica e una tensione ben diverse.
    La visione è dominata dai toni pastello e quindi risulta molto tenue e delicata.(immaginario femminile)
    Diciamo che il contenuto non appartiene al nostro campo d’indagine, poiché sarebbe ingenuo affidarsi solo su questo. Come dicevi tu il tema-comunque rilevante- è quello dell’esistenza che interessa tutti noi. In più tutti noi ci sentiamo richiamati dall’inno in quanto in italia; insomma questa pubblicità dichiara i suoi destinatari: donne-italiane. Lo stereotipo è evidente ma in questo modo rende nella seguente pubblicità, identificabile qualunque bambina, ragazza e donna.
    La pubblicità a questo punto non mi sembra ulteriormente analizzabile ma solo interpretabile (tu hai fatto un’analisi ben acuta sugli elementi usati). A questo punto posso dire che quello che mi ha annoiata di più è stato il trovarmi davanti a un ennesimo uso(disturbante) di elementi così sconnessi e forzatamente uniti solo allo scopo di vendere un prodotto. Insomma, le donne hanno forse subito un altro inutile insulto dalla pubblicità italiana BRAVI!

  2. scusa, volevo aggiungere che personalmente trovo che sia fuori luogo e fin troppo semplice usare le illusioni per sedurre qualcuno

  3. La prima volta che ho visto lo spot in televisione anche io ho subito pensato se fosse giusto o meno usare l’inno italiano per una pubblicità di calze, alla fine mi sono risposto: perché no! Di solito l’inno viene usato anche per diverse cose, alcune più o meno motivate.

    Personalmente le pubblicità della Calzedonia piacciono molto, sono sempre belle ed emozionanti! Dato che anche in questo cado l’inno non viene rovinato o reso volgare in nessun modo, non credo che Calzedonia abbia in un certo senso “sbagliato”.

    Al contrario di Elisa io non credo che le donne siano state insultate o ridicolarizzate in questo spot, al contrario vedo in questa pubblicità un forte messaggio per le donne, che le pone in una posizione predominante dicendo: Se l’Italia è così è anche grazie a voi e ai vostri sforzi!

  4. Io credo abbia ragione anche la Cosenza (invito entrambi a leggere il suo intervento sulla questione su Dis.amb.ig.uando). Lei dice che, se davvero vogliamo dipingero un universo femminile realistico, come si vorrebbe fare nello spot Calzedonia, dovremmo usare “donne normali”, nel senso anche cicciottelle, con qualche brufolo, magari di colore, magari operaie semplici… nello spot sono invece tutte donne belle e stereotipiche! questo non è un universo femminile realistico e questo è un grosso errore nello spot!

    Non mi è chiaro l’uso del payoff “Il futuro è rosa”, a parte il rosa riferito all’universo femminile, non capisco bene come possa essere in relazione con il video! il futuro non può essere femminile se la donna viene dipinta come “una schiava di Roma” o se è stereotipata come una bella “principessa sul pisello”… un “futuro in rosa” è per me un futuro di donne che sanno quello che vogliono e sono prima di tutto “donne normali”!

  5. la pubblicità sembra enunciare un modo di essere donna-che non si riflette nella realtà in quanto immaginario.

    “Il futuro è rosa” sembra indurre a pensare che coloro i quali hanno hanno prodotto tale messaggio, suggeriscano ai destinatari che l’intervento femminile nella società avvenga in quelle modalità presentate (non reali, è illusione!)

    sembra un modo per mettere a posto la donna, catecorizzarla, individuarla, definirla…e nel frattempo tranquillizzare sia coloro che dovranno accogliere la donna nella sua vera forma, sia la parte femminile che viene ingentilita da elementi estetizzanti e falsi.

    in sostanza questa pubblicità sembra volerti indurre ad essere una donna ma in quel modo descritto

  6. è una pubblicità maschilistaaaa!!!!

  7. Non ritengo sia proprio una pubblicità maschilista, non trovo questo maschilismo, piuttosto trovo tanti stereotipi, troppi!


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