Pubblicato da: lary1984 | ottobre 21, 2009

Flessibilità e posto fisso, si scatena il dibattito

Sto seguendo in questi giorni le diverse posizioni manifestate dal ministro Tremonti, dal presidente del Consiglio Berlusconi, da Confindustria e da altri esponenti di spicco del mondo economico-politico, sul ruolo del “posto fisso” nel progetto di vita di ognuno di noi e sull’importanza della flessibilità nella società attuale.

E’ innegabile che nel mondo globalizzato, tecnologico, “internetizzato” in cui siamo letteralmente immersi la flessibilità diventa una questione di vita. “Essere flessibili” significa essere in grado di spostarsi facilmente da un lavoro all’altro, di svolgere diverse mansioni, di “connettere” velocemente il cervello da un’attività ad un’altra e di saper gestire senza troppi problemi ritmi frenetici, in cui lavoro e vita privata perdono i loro confini.

Ritengo quindi che il concetto di flessibilità non possa più essere cancellato dal mondo del lavoro, quello che però andrebbe regolato è il meccanismo dei contratti flessibili. Abbiamo adottato un “sistema flessibile” senza pensare alle conseguenze economiche, previdenziali e oggettive (nella vita delle persone) che questo poteva avere. Per questo, nello stato attuale delle cose, i precari non sono in grado di pensare al futuro, di costruirsi una famiglia, di essere realmente indipendenti.

Io credo che debbano essere ripensati i contratti flessibili, dal punto di vista degli stipendi, della maturazione della pensione, delle prospettive di carriera anche in base al merito. Insomma, ok la flessibilità ma consapevole per fare in modo che, da un lato, chi ha il posto fisso “non si sieda sugli allori” e, dall’altro lato, chi è precario posso comunque guardare al futuro con serenità.

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Responses

  1. Aggiungo una cosa sulla flessibilità, già accennata su Facebook. I contratti a tempo/flessibili, anche se ora prevedono e riconoscono la maternità, non aiutano la costruzione di una famiglia e danneggiano in primis le donne. Donne che nel mondo del lavoro già faticano a conciliare il desiderio di una carriera con quello della famiglia.
    Cito me stessa da FB:
    “L’uomo non deve scegliere, la donna sì. Una donna che vuole fare carriera sul serio deve trascurare la famiglia, perchè ci sono aziende che non ti prendono se intuiscono che una si vuole sposare e fare figli. Purtroppo siamo ben lontani dalla parità… anche per colpa di una mentalità da paleolitico che ancora imperversa in molte zone dell’Italia”.
    Aggiungo un altra cosa.
    Il posto fisso è un valore: permette di crescere e maturare conoscenze e competenze in un settore, ma andrebbe rivisto prevedendo dei sistemi di valorizzazione e incentivazione del personale. Chi fa di più e meglio, senza ovviamente prevaricare gli altri, merita di più.
    E poi fare formazione, tanta formazione per permettere alle persone di ampliare le proprie vedute e imparare qualcosa di nuovo.
    Da non seguire l’esempio tragico di France Telecom: un esempio pessimo di ristrutturazione aziendale.

  2. Il passaggio sulle “donne in carriera” e i problemi con la maternità mi era sfuggito nel post. Grazie Vale!


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