Pubblicato da: lary1984 | novembre 15, 2009

Lisbeth Salander, perchè mi ha colpito?

Lisbeth SalanderVenerdì sera ho visto in dvd il film “Uomini che odiano le donne“. Mi aspettavo un film complesso, di quelli carichi di significati, di quelli in cui fai fatica a districare tutti i fili. Invece non è così. E’ un thriller perfettamente lineare e logico, dove tutti i personaggi principali sono ben delineati, a tratti l’ho trovato addirittura banale, scontato. Vorrei leggere il libro per capire se la storia non sia un attimino più complessa e di suspence.

Quello che mi ha colpito, dunque, di questa storia non è la trama, il giallo che viene risolto dai due protagonisti, ma il personaggio stesso di Lisbeth Salander, la hacker solitaria e senza scrupoli che, con le sue intuizioni, permette di dipanare la matassa del mistero.

Lisbeth è una ragazza fredda, all’apparenza quasi incapace di provare sentimenti, come i computer su cui lavora ogni giorno, una ragazza dark come il suo umore, la sua vita. Ha avuto un’infanzia difficile, si sa poco del suo passato (verrà spiegato nel capitolo 2 della trilogia che non vedo l’ora di vedere), e ha un difficile rapporto con gli uomini, proprio a causa del padre violento, ma anche con i poliziotti e gli ospedali, dove è stata rinchiusa per un po’ di tempo per problemi psichici e per il suo “gesto di vendetta” commesso da bambina.

Eppure il caso del giornalista Mikael Blomkvist la attira, la incuriosisce, perchè scopre che tratta proprio di una donna e di uomini che maltrattano il gentil sesso, nella fattispecie fanatici nazisti. E dal caso la sua curiosità arriva a spostarsi sullo stesso Mikael. Si comincia con un rapporto distaccato, addirittura con un amplesso quasi “meccanico”, privo di sentimenti ed emozioni, fino all’amicizia che si fa sempre più profonda e si trasforma in qualcosa di più. Da qui Lisbeth riesce ad aprire il proprio cuore, a ritrovare l’affetto per la madre, il rapporto con gli altri, anche se tende a rimanere riservata sulla sua storia e ancora scostante nel modo di fare.

Un personaggio quindi multi-sfaccettato che affronta un percorso di crescita e di cambiamento all’interno del quadro della storia. Un personaggio che ha un forte lato oscuro, a metà strada tra la violenza e le sofferenze, per cui in ogni istante il lettore si chiede se sarà ancora capace di amare. Un personaggio che è anche “virtuale”, fisicamente assomiglia a un videogioco e vive in un mondo parallelo nella realtà digitale, però è anche estremamente reale quando diventa carnefice dei suoi aguzzini e prova sentimenti ed emozioni quasi “bestiali”, primordiali.

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