Pubblicato da: lary1984 | maggio 14, 2010

Silenzio sulla mafia e centro storico “terra di nessuno”, la visione della Lega

Questa settimana ho avuto l’occasione di intervistare il deputato reggiano e leader della Lega Nord locale Angelo Alessandri. Una conversazione “fiume” su tanti argomenti che io definirei veri e propri “cavalli di battaglia” del partito “verde”: immigrazione, popolo meridionale, clandestini, criminalità organizzata e degrado delle città.

Leggi l’intervista: “Reggio, città che muore. Mentre la mafia cresce

Sono rimasta sbalordita dalla vena di pessimismo sottesa in tutte le parole di Alessandri. In ogni risposta traspare diffidenza, paura, rassegnazione al degrado, necessità di azioni quasi “estremiste” le definirei.

“Peggio non può andare”; “la ‘ndrangheta in questo momento sta operando in modo pesante sulla città, le scelte urbanistiche, anziché mettere al riparo dai pericoli futuri, ne stanno creando di nuovi potenziali”; “Mi sembra ci sia una specie di omertà, si mette la testa sotto la sabbia di fronte a fenomeni che invece richiederebbero che qualcuno suonasse le campane, tenesse sveglia l’attenzione”; “Hanno delle colpe molto gravi gli amministratori e gli strumenti mancano perché non sono mai stati creati”; “Stanno reagendo poco e completamente in ritardo”; “Quando dicevo che volevo fare lo sceriffo c’era un motivo”; “Reggio sta diventando un posto chiuso, blindato, scuro e a quel punto si impossessano della città altre persone diseredate che vengono da fuori. A quel punto il cittadino reggiano sta blindato in casa e consegna la città ad altri. Se poi facciamo una Notte Bianca, rischiamo di avere 364 Notti Nere”; “Hanno coccolato troppo i nomadi e i clandestini e si sono dimenticati dei reggiani e di Reggio”: è l’immagine della città dipinta dal leader leghista.

A questo clima di tristezza e rassegnazione, la Lega risponde con “stare in mezzo alla gente tutti i giorni, a proporre, ad ascoltare, a dare soluzioni” e “stiamo cercando di portare esempi, idee e progetti concreti”.

In queste parole vedo la concretezza che va a cozzare contro la presunta immobilità e con le parole vuote degli amministratori di centrosinistra; vedo la politica della paura e della repulsione per il diverso, per “l’esterno”, contro la necessità di aprire i confini della città; vedo la chiusura nel passato (per questo punto andatevi a leggere l’intervista completa e capirete di cosa parlo) in contrasto con la voglia di tendersi verso il futuro, verso la diversità e l’apertura.

Credo siano temi ormai obsoleti. Apprezzo la concretezza nel modo di fare e di proporre dei leghisti, ma la cultura italiana ha bisogno di estendersi, di uscire dai propri ristretti spazi e di internazionalizzarsi. Ci sono svantaggi in questo (come la crescita degli stranieri e, purtroppo, della criminalità), ma i vantaggi sono sicuramente ad un livello superiore e, a lungo andare, sono molto maggiori e rilevanti di tutte le paure.

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